Carlo Mattioli

Carlo Mattioli. Susanna e i Vecchioni (dettaglio). Tecnica: Litografia
Susanna e i Vecchioni (dettaglio). Tecnica: Litografia

Biografia

Carlo Mattioli (Modena, 1911 – Parma, 1994) figlio di un insegnante di disegno, viene introdotto allo studio dell’arte sin da bambino. Frequenta poi l’Istituto d’Arte Venturi di Modena e, nel 1925, dopo il trasferimento con la famiglia a Parma, si iscrive all’Istituto d’Arte Toschi.

Ben presto, inizia anche lui, come il padre, a lavorare come insegnante di disegno, partendo da alcune scuole in Toscana, fino ad arrivare all’Accademia di Bologna. Nel frattempo, a cominciare dagli anni Trenta, compaiono le prime opere grafiche di Carlo Mattioli.

Sono anni molto fertili, in cui a Parma frequenta soprattutto l’ambiente letterario che si riunisce nel Caffè San Paolo. Il suo esordio avviene presso la Sindacale toscana del 1933, mentre dagli anni Quaranta espone alla Biennale di Venezia e al Premio Bergamo.

Nel 1943 viene invitato dall’amico Ottone Rosai (1895-1957) a tenere la sua prima personale alla Galleria Il Fiore di Firenze. Tra illustrazione di poesie e opera grafica si svolge la gran parte degli anni Quaranta, mentre nel decennio successivo, Carlo Mattioli si dedica prevalentemente allo studio del nudo femminile.

La grafica, l’illustrazione e la pittura

L’attività dell’artista modenese si può racchiudere principalmente nella sua produzione disegnativa, che, negli anni Cinquanta, comincia ad arricchirsi anche di paesaggi ispirati soprattutto alla vita che si svolge attorno al Po.

Non sono poi da dimenticare le numerose illustrazioni che Carlo Mattioli realizza per edizioni di narrativa e per i romanzi di Balzac e Stendhal, che lo ispireranno per tutto l’arco della sua carriera. Gli oli si affiancano con delicatezza ai disegni, soprattutto incentrati sulla natura morta e sulle vedute di Parma, sua città d’adozione, dove rimane sino alla morte.

Dal suo studio di via San Nicolò, l’artista realizza suggestive ed intime vedute, ma anche litografie per i Ragionamenti di Pietro Aretino e per i Sonetti di Cavalcanti, prevalentemente nel corso degli anni Sessanta.

Dal punto di vista pittorico, passa gradualmente dal nudo alla natura morta allo studio della Canestra di frutta da frutta di Caravaggio, fino a dedicarsi, negli anni Settanta, quasi esclusivamente alle vedute del Duomo di Parma e ai paesaggi della Versilia.

L’attività espositiva

Tra Biennali di Venezia, Quadriennali di Roma degli anni Sessanta, è da segnalare la personale alla Strozzina di Firenze, con presentazione di Carlo Ludovico Ragghianti. Carlo Mattioli continua comunque a lavorare come grafico, illustrando il Canzoniere di Petrarca nel 1968 e i Canti di Leopardi nel 1972.

La pittura raggiunge un livello sempre maggiore di ricerca cromatica, soprattutto quando si dedica agli studi di piante come la ginestra, la lavanda e i papaveri e, tra gli anni Settanta e Ottanta, agli studi di alberi.

Una grande antologica si tiene prima alla Pilotta di Parma nel 1970 e poi all’Accademia di Carrara nel 1971. Gli ultimi anni di Carlo Mattioli si svolgono tra antologiche tenute in tutta Italia, come quella di Palazzo Reale a Milano del 1884, e l’attività grafica che continua a curare come agli esordi.

Risale al 1985 la pubblicazione di diversi volumetti per Il Bulino che racchiudono tutte le ricerche e le tematiche predilette dall’artista, come La ginestra o gli studi per i Canti leopardiani. Alla fine degli anni Ottanta, anziano, si dedica ancora a paesaggi e marine della Versilia, esposti a Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Muore a Parma nel 1994, a ottantatré anni.

Carlo Mattioli: dai nudi alle nature morte, dai notturni agli studi di piante

Come premesso, accanto all’attività grafica, cui Carlo Mattioli si dedica con passione ed intensità fino alla fine, esistono le opere pittoriche. Nella produzione dell’artista emerge una serie di tematiche ricorrenti, che, nel corso della carriera, affronta con perizia tecnica e ricerca assidua e sperimentale.

Inizia negli anni Quaranta con l’indagine sul nudo femminile, che porterà avanti fino agli anni Settanta, sviluppando il soggetto con un cromatismo intimo e materico e con una visione a tratti serena, a tratti allucinata, come risulta dal Nudo piccolo, presentato al Premio Bergamo del 1941 e dal Nudo deformato del 1944.

Di pari passo va la sperimentazione dedicata alla natura morta, dalla prima, esposta alla Sindacale toscana del 1933, alle ultime, pure intersezioni geometriche di colori spatolati su sfondi monocromi e su tele preparate, che sconfinano nell’informale degli anni Cinquanta e Sessanta.

I significativi e poetici Paesaggi di Parma lo accompagnano dagli anni Cinquanta in poi, soprattutto nella definizione iconica della cupola del Duomo, che realizza con numerose tecniche, dal disegno alla ceramica.

Ma sono i Notturni cui Carlo Mattioli si dedica con più passione, concentrando tutta l’emozione del colore nelle rappresentazioni che raggiungono la massima bellezza negli anni Settanta, come si nota da Notte di luna del 1972 o da Notte sulla siepe del 1979. I notturni sono la tematica prediletta dall’artista insieme agli studi di piante ed alberi.

Le forti Ginestre leopardiane, di un giallo intenso, grandi composizioni astratte, vengono poi seguite dalle Aigues mortes, dipinti materici in cui l’informale reinterpreta il naturalismo in una condizione di sinestesie e percorsi cromatici di grande impatto.

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