Schiavoni Natale

Giovane Donna in Costume Orientale (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Natale Schiavoni (Chioggia, 1777 – Venezia, 1858) studia presso l’Accademia di Venezia per tre anni, formandosi sotto l’ala di Domenico Maggiotto (1713-1794). Viene poi inviato a Firenze fino al 1797 per studiare incisione con Raffaello Morghen (1758-1833).

Alla fine di questo apprendistato, decide di trasferirsi a Trieste su suggerimento di un amico che aveva conosciuto a Venezia. In effetti, la città portuale in forte espansione avrebbe potuto offrirgli una vasta schiera di committenti tra i ricchi borghesi e mercanti.

Questa previsione si realizza in breve tempo. Natale Schiavoni trova subito una benevola accoglienza e soprattutto moltissimo lavoro. Infatti, i facoltosi commercianti e gli stranieri di passaggio a Trieste gli commissionano specialmente ritratti in miniatura, genere di cui l’artista diventa un eccellente interprete.

Ritrattista alla corte viennese

Nel 1808 si trasferisce a Milano dove si perfeziona ulteriormente nel disegno e stringe amicizia con Andrea Appiani (1754-1817) e Luigi Sabatelli (1772-1850).

Ormai conosciuto ampiamente come ritrattista, riceve diversi incarichi dalla corte napoleonica e, al momento della Restaurazione, viene chiamato a Vienna alla corte dell’imperatore Francesco I.

Abile miniaturista, Natale Schiavoni si specializza in piccoli ritratti su avorio o su pergamena. Questo incarico, durato dal 1816 al 1821, lo porta ad ottenere un notevole successo presso l’aristocrazia viennese ed ungherese. Riceve moltissime committenze, non solo per ritratti in miniatura, ma anche per la realizzazione di nudi femminili e figure allegoriche, bibliche o mitologiche.

Il 1821 vede il suo rientro a Venezia, anche se si sposta frequentemente in Germania e in Austria, per rispondere ai soliti numerosi incarichi. Nella città lagunare, in ogni caso, studia approfonditamente il Cinquecento veneto e comincia ad occuparsi di tele di grandi dimensioni a soggetto storico o mitologico.

La figura femminile, occupa sempre il primo posto: i nudi delicati e le rappresentazioni muliebri gli garantiscono il soprannome di “pittore delle grazie”.

Accanto all’attività pittorica, nel suo studio veneziano di Palazzo Giustiniani sul Canal Grande, Natale Schiavoni inizia il lavoro di restauratore di dipinti antichi. Insieme ai figli Felice e Giovanni, manterrà questa fiorente attività fino alla morte, sopraggiunta all’età di 81 anni, nel 1858.

Il ritratto miniato alla corte di Francesco I

La formazione fiorentina presso Morghen permette a Natale Schiavoni di perfezionarsi nel disegno. Il suo tratto diventa preciso e minuzioso. L’esperienza triestina poi, lo rende abilissimo nella resa dei tipi umani.

Stabilendosi nella Locanda del Buon Pastore, luogo di scambio tra turisti, commercianti stranieri e locali, può esercitarsi nel ritratto. Questa lunga esperienza lo porta a diventare uno specialista del ritratto miniato, qualità che gli permetterà di essere chiamato dalla famiglia imperiale a Vienna.

Ad olio e in miniatura, gli vengono commissionati i seguenti ritratti: il Vicerè Beauharnais, il Principe di Metternich, Ferdinando I, l’Imperatrice Marianna. Memore dell’esperienza fiorentina, incide una serie di ritratti in rame. 

Ne sono esempio quello di Francesco I, quello degli Arciduchi Carlo, Antonio, Ranieri, Rodolfo, quello di Andrea Appiani e di Antonio Canova.

E ancora, non sono da dimenticare i piccoli ritratti ad olio realizzati in Italia. Tra di essi Il calzolaio milanese Anselmo Rocchetti, conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano e Il conte Bertalazzone d’Arache, nel museo Civico di Torino.

Natale Schiavoni, “pittore delle grazie”

L’immagine muliebre rappresenta una grossa parte della produzione di Natale Schiavoni. Rispettando il gusto pudico biedermeier, i suoi nudi femminili di odalische, dee, figure mitologiche o allegoriche ottengono un enorme successo di mercato.

Trattate con attenzione al dettaglio, ma anche alla costruzione chiaroscurale, le donne di Natale Schiavoni appaiono quasi del colore dell’avorio. Eleganti e allo stesso tempo ricche di significati simbolici, le figure femminili appaiono in diverse esposizioni italiane dal 1844.

A quella di Torino dello stesso anno, Natale Schiavoni espone due allegorie: L’innocenza e La malinconia. Mentre l’anno successivo presenta Odalisca, La soavità e La speranza.

In queste opere, il carattere classico e colto della conoscenza allegorica e mitologica si unisce delicatamente ad alcune istanze romantiche, senza però mai sfociare nella sinuosità hayeziana.

Altri esempi sono La toeletta, esposto sempre a Torino nel 1847, L’amicizia, La sdegnosa, La donna velata, nel 1848. La Maddalena penitente conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna, risale al 1854. Nello stesso anno presenta La lettura e Pomona, tra gli ultimi dipinti “delle grazie” realizzati prima della sua morte.

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