Terzi Aleardo

Aleardo Terzi. Meriggio d’Autunno, 1913 (dettaglio). Tecnica: Olio su tela. Firmato in basso a sinistra “A. Terzi 1913”. Firmato in basso a sinistra “A. Terzi 1913”.
Meriggio d’Autunno, 1913 (dettaglio). Tecnica: Olio su tela. Firmato in basso a sinistra “A. Terzi 1913”.

Biografia

Aleardo Terzi (Palermo, 1870 – Castelletto Ticino, 1943) nasce da Andrea Terzi (1848-1928), acquarellista e litografo che lo introduce al mondo dell’arte. Diventerà così un abilissimo cartellonista, pittore, illustratore, incisore e decoratore, crescendo in un ambiante familiare fertilissimo.
Tra l’altro, anche il fratello Amedeo Terzi (1848-1928) è conosciuto per le sue numerose illustrazioni di carattere scientifico.

Il giovane Aleardo, spinto dal padre, frequenta per un anno l’Accademia di Belle Arti di Palermo.
Inizia subito a lavorare come illustratore al fianco del padre, senza però abbandonare la strada della pittura. Anzi, diventa sin da subito un notevole interprete di entrambe le discipline. Esordisce con un olio all’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891 e contemporaneamente illustra un catalogo di una mostra etnografica.

L’attività grafica

Inizia anche a collaborare come originale vignettista a “La Tribuna Illustrata”, gestendo due rubriche fino alla fine degli anni Novanta. Facendosi conoscere nell’ambiente artistico e letterario romano, viene chiamato ad illustrare alcuni romanzi di Scarfoglio, Serao, Bersezio, lavorando per l’editrice Voghera.

Comincia a soggiornare tra Roma e Milano, collaborando con una cospicua quantità di riviste illustrate. In questi anni il suo stile è già molto vicino alla decorazione Jugendstil, ma quando compie un viaggio in Inghilterra nel 1903, il suo stile si sviluppa ulteriormente. Conosce le ricerche di William Morris (1834-1896) e del movimento Arts and Crafts.

Tornato in Italia, le sue doti grafiche vengono universalmente riconosciute. Collabora con Ricordi di Milano, occupandosi di illustrazioni, cartoline e copertine. Illustra numerosi libri per bambini e adulti ed elabora moltissimi disegni per album e cataloghi. Il Liberty diventa il suo linguaggio espressivo, mentre dal punto di vista pittorico sperimenta soprattutto la tecnica divisionista.

Molto vicino a Duilio Cambelotti (1876-1960), comincia a svolgere anche l’attività di decoratore di ceramiche per la Richard-Ginori. Nel 1923, partecipa alla I Biennale di Arti Decorative di Monza, ottenendo la medaglia d’argento per un servizio di piatti.

Artista eclettico e raffinato, dal multiforme ingegno, è molto apprezzato anche per le sue doti di arredatore, scenografo e costumista. Disegna i mobili per la mostra della Secessione romana del 1913 ed elabora il fregio della sala internazionale nell’edizione del 1914.

Dal 1925 al 1930 ricopre la carica di direttore dell’Istituto per la decorazione e l’illustrazione del libro di Urbino. Si occupa poi, dal 1929 al 1936 della parte grafica dell’Enciclopedia italiana. Continua a dedicarsi alla pittura e all’illustrazione fino a tutti gli anni Trenta. Muore a Castelletto Ticino in provincia di Novara nel 1943.

Aleardo Terzi. L’attività illustrativa e il Liberty

Come accennato, Aleardo Terzi, inizia giovanissimo ad occuparsi di grafica illustrativa. Collabora prima con “La Tribuna illustrata”, poi, trasferitosi a Roma inizia ad illustrare numerosi libri per l’Editore Voghera.

Una volta stabilitosi a Milano, invece, collabora alle riviste “Natura ed arte”, “Vita internazionale”, “L’illustrazione popolare”, “Scena illustrata” e “Novissima”. Soprattutto negli anni milanesi il suo stile si avvicina moltissimo al linguaggio grafico internazionale.
Sono i tempi in cui l’Art Nouveau, con la sua eleganza, consegna un ruolo fondamentale alle arti applicate.

Terzi sembra essere influenzato soprattutto dall’artista moravo Alphonse Mucha (1860-1939), ma anche da Félix Vallotton (1865-1825).
Lavora per le Officine Grafiche Ricordi e per i Magazzini Mele, per Dentol e per una vasta serie di imprese italiane realizzandone cartelloni pubblicitari e locandine. Disegna poi le copertine per i cataloghi delle mostre degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma.

Lavora nel campo della moda, e soprattutto, negli anni precedenti alla guerra, illustra moltissimi libri e albi per bambini, come “Il giornalino della domenica”.
Le linee appaiono morbide e delicate, i colori tenui e piatti, il decorativismo si esprime nei caratteri stondati e nell’utilizzo di tratti floreali e astratti. La presenza delle figure femminili è fondamentale, come lo è nelle sue opere pittoriche.

La pittura: dall’influenza di Mancini al Divisionismo

Per la prima volta, Aleardo Terzi, si presenta come pittore all’Esposizione di Palermo del 1891, con Momenti di riposo. È ancora legato ad un realismo di matrice manciniana, con contrasti tra ombre e luci e tematiche vibranti e riflessive.

Già però nel 1894 alla “Mostra fra artisti siciliani”, presenta un dipinto aggiornato alla sua coeva attività grafica. Si tratta di Azalea, opera che gli fa ottenere il primo premio e che lo avvicina alle istanze del decorativismo Liberty.

All’inizio del Novecento, si addentra definitivamente nella tecnica divisionista. Diventan uno dei maggiori rappresentanti del Divisionismo romano, insieme ad Arturo Noci (1874-1953) e Camillo Innocenti (1871-1961).
Partecipa alla I mostra della Secessione romana del 1913 con Meriggio d’autunno e Mattino d’estate e a quella del 1914 con Ritratto e La donna dalla calze verdi.

L’universo femminile con i suoi atteggiamenti è il protagonista delle tele di Terzi. Donne in svariate pose, assorte nei loro pensieri, nude o vestite e immerse nel mondo moderno, rappresentano in qualche modo la società contemporanea all’artista.

Il tocco diviso è reso perfettamente: piccoli tratti allungati di colore si confondono gli uni con gli altri, creando visioni tangibili e misteriose allo stesso tempo. Nel 1921 alla Biennale di Roma e poi a quella di Napoli presenta Allo specchio, Armonie vespertine, Nudo.
Ancora una volta la donna è al centro, con la sua forza ed eleganza, così come lo è nel bellissimo Le amiche e in altri raffinati ritratti muliebri.

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