Bacon, Freud e la Scuola di Londra

Scuola di Londra. Lucian Freud. Girl with kitten (dettaglio) Tecnica: Olio su tela, 41 x 30,7 cm. Tate Gallery, Londra
Lucian Freud. Girl with kitten (dettaglio) Tecnica: Olio su tela, 41 x 30,7 cm. Tate Gallery, Londra

Roma, Chiostro del Bramante

Dal 26 settembre 2019 al 23 febbraio 2020

Direttamente dalla Tate Gallery di Londra provengono le opere che costituiranno il fulcro della mostra Bacon, Freud, la Scuola di Londra che inaugurerà tra pochi giorni al Chiostro del Bramante di Roma.

Due personalità artistiche fortissime sono al centro dell’esposizione, contornate poi da altri rappresentanti della meravigliosa stagione della Scuola di Londra. Si tratta di Francis Bacon (1909-1992) e di Lucian Freud (1922-2011). Il primo rappresenta la possibilità della pittura di spingersi oltre i confini stabiliti dalla consuetudine.

In un periodo in cui, con le avanguardie, il concettuale si faceva strada sempre con prorompente intensità, Francis Bacon è stato capace di portare avanti la carica espressiva della pittura a Novecento inoltrato.

Nessun altro pittore prima di lui, nemmeno i cubisti, avevano rivoluzionato così tanto l’idea di pittura, elevandola ad un mezzo destabilizzante, lontano dalla sua concezione classica.

Francis Bacon. Inquietudine e sofferenza

Nato a Dublino nel 1909, momento in cui tutto il mondo stava attraversando grandissimi cambiamenti, Bacon rappresenta il passo in avanti della pittura del Novecento. Anche dal punto di vista personale è un inquieto: sin da subito ha contrasti con i severi genitori, con cui si trova a lottare a causa della sua omosessualità dichiarata, in un’Irlanda gretta e conservatrice.

Giunto quindicenne a Londra, viene comunque ostacolato. Decide quindi di trasferirsi a Parigi alla fine degli anni Venti e, subito dopo, a Berlino. Rientrato in Inghilterra, viene notato dal critico Herbert Read, ma in realtà verrà pienamente apprezzato dal pubblico e dai collezionisti solo dopo la seconda guerra mondiale.

Francis Bacon soffre, è asmatico. La sofferenza è nelle tele sin dagli anni Trenta e Quaranta, quando prepara i rossi e crudi Tre studi di figure alla base di una crocifissione. Il trittico viene subito amato dal pittore londinese Graham Sutherland (1903-1980) che presenta finalmente Lucian Freud a Bacon.

A questo punto la storia dei due artisti si incrocia. Siamo nel 1943 e lentamente Bacon sta raggiungendo il successo, mentre Freud vive il suo maledettismo nella casa di Londra. Tornando al primo, si afferma completamente alla Biennale di Venezia del 1954 e nel 1962, la Tate di Londra gli dedica un’imponente personale.

Ma il tormento dell’artista rimarrà per sempre nelle sue tele, strazianti e agitate, contorte e sfigurate, urlanti e gementi, proprio come il loro creatore. L’uomo, nel suo aspetto esistenziale, è posto di fronte a noi per trasmetterci un’esperienza interna, lacerante, di solitudine.

 Scuola di Londra. Lucian Freud. Girl with kitten, Olio su tela. Tate Gallery, Londra
Lucian Freud. Girl with kitten, Olio su tela. Tate Gallery, Londra

Lucian Freud. L’oggettività e il tormento

Freud, invece, nasce in Germania nel 1922 e si trasferisce in Inghilterra nel ’33. È nipote di Sigmund Freud e sin da subito, forse anche per il nome, a differenza di Bacon, riesce a fare breccia nei cuori della critica e dei collezionisti londinesi.

In lui c’è molto della Neue Sachlichkeit tedesca che poi si sviluppa in un linguaggio molto personale e via via più consistente e materico. Il suo è un ritorno all’ordine completamente immerso nella contemporaneità.

Nel famoso Interno a Paddington conservato alla Walker Art di Liverpool, Lucian Freud inserisce tanto un sapore metafisico quanto un’indagine “espressionista”, dovuta alla testa e alle mani dell’autoritratto, di dimensioni grandi e sproporzionate.

Il volto è intenso, modernissimo. Anche Freud racconta l’uomo isolato, inserito sempre in un ambiente familiare ma allo stesso tempo alienante e stridente.

La mostra romana, a cura di Elena Crippa intende forse sottolineare proprio questo aspetto umano della figurazione della seconda metà del Novecento, inconsueta nel panorama dell’Informale e del Concettuale.

La condizione dell’uomo è al centro, in questi due autori, così come negli altri rappresentanti della Scuola di Londra presenti in mostra: Michael Andrews, Frank Auerbach, Leon Kossoff e Paula Rego, tutti presentati sotto l’hashtag particolarmente azzeccato di #nofilter.

ORARI:

da lunedì a venerdì 10.00 – 20.00; sabato e domenica 10.00 – 21.00

BIGLIETTI:

(audio guida compresa)

Intero € 15,00; ridotto € 12,00; ridotto € 10,00: dai 12 ai 18 anni; ridotto € 8,00: dai 4 agli 11 anni

Gratuito: bambini fino a 3 anni; diversamente abili; insegnante in visita con gruppo di alunni/studenti

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