Angelo Vernazza

Angelo Vernazza. Gli Esuli della Ritirata di Caporetto. Tecnica: Olio su tela, 177 x 233 cm
Gli Esuli della Ritirata di Caporetto. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Angelo Vernazza (Sampierdarena, 1869 – Genova, 1937) mostra una spiccata propensione per il disegno sin dalla tenera età. Studia quindi pittura all’Accademia Ligustica di Genova nella seconda metà degli anni Ottanta.
Con il trasferimento a Firenze dovuto ad una borsa di studio, completa la sua formazione frequentando il conterraneo Nicolò Barabino (1832-1891).

Dopo gli anni fiorentini, tra il 1893 e il 1894 comincia a viaggiare per l’Europa per approfondire i suoi studi pittorici. Fondamentale esperienza è quella vissuta a Parigi, dove frequenta l’Académie Julian insieme ad Italico Brass (1870-1943). Anche Londra è una tappa fondamentale, perché costituisce, insieme alla precedente, la maturazione del linguaggio di Angelo Vernazza.

Si avvicina al Postimpressionismo e poi, al rientro in Italia aderisce al Divisionismo. Attivo anche come decoratore d’interni e frescante, viene considerato dalla critica a lui coeva il degno erede di Barabino. Fonda una scuola di pittura a Genova che lo impegna nell’attività di insegnante per tutta la vita.

 Angelo Vernazza affresca diversi edifici e chiese liguri e partecipa a numerose esposizioni. Tra di esse, quella di Firenze del 1896, quella di Torino di due anni dopo, quella di Genova del 1900 e al Salon d’Automne di Parigi del 1909.

Nel frattempo, partecipa attivamente alla vita politica e culturale di Sampierdarena e viene nominato accademico di merito dell’Accademia Linguistica nel 1906. Continua la sua attività di insegnante e di pittore fino alla fine della sua vita, trascorsa insieme alla moglie nella casa della piccola frazione genovese.
Negli ultimi anni, abbandona tutti gli accenti divisionisti o Liberty che aveva fatto propri, per ritornare ad un severo realismo. Muore a Genova nel 1937.

Gli esordi nel solco di Barabino

Inizialmente l’attività pittorica di Angelo Vernazza si sviluppa all’interno dei canoni della pittura ufficiale. Il suo maestro Nicolò Barabino, frequentato a Firenze e poi importante amico per molti anni, lo indirizza verso una pittura prettamente accademica. Il tono è quello della pittura di storia realizzata per grandi committenti pubblici, anche se il carattere accademico viene mediato dalla vicinanza alla pittura macchiaiola.

Dunque, anche per Vernazza, si tratta di una pittura canonica molto attenuata dal realismo di matrice toscana, che rende il suo linguaggio più sciolto e libero.
Esordisce alla festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze del 1896 con Linda, Marinaio ligure, Portofino, Letizia. In queste opere si nota la versatilità di Angelo Vernazza, abile sin da subito sia nel ritratto che nelle marine, che in piccole scene inserite in ampi paesaggi.

Angelo Vernazza. La fase divisionista

Dopo l’accostamento alla pittura postimpressionista, testimoniato da alcune opere parigine e londinesi come Paesaggio fluviale-Londra o come Studio e Ricordi di Londra, aderisce al Divisionismo.

Ne sono esempio diversi paesaggi elaborati con una tecnica divisionista molto curata e non eccessivamente esplosiva. A tratti il Divisionismo è così contenuto ed equilibrato che si nota a malapena. Risalgono a questa fase Poesia del mattino a Portofino e Visite presentati nel 1898 a Torino.

Le decorazioni a fresco

L’attività di Angelo Vernazza raggiunge la sua massima espressione tramite la decorazione a fresco. Nella sua fase pittorica che va dall’inizio del Novecento fino agli anni Venti, si può notare anche una spiccata adesione alla decorativismo Liberty. Soltanto negli ultimi anni tornerà ad un ligio realismo, memore di quello degli anni della formazione.

Gli affreschi più importanti sono quelli del 1903 della Villa Hanbury a Ventimiglia con Il passaggio di Carlo V da Ventimiglia, ma anche quelli di carattere sacro. Realizza infatti nel 1906 gli affreschi della facciata del Santuario di Nostra Signora di Loreto a Genova.

 Angelo Vernazza si dedica poi alle decorazioni della Chiesa di Santa Maria della Cella a Sampierdarena, in cui aveva lavorato anche Nicolò Barabino. Affresca infine il collegio Calasanzio di Cornigliano e soprattutto Palazzo Tursi, sede del comune di Genova, insieme al maestro.

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