Ciardi Beppe

In Riva al Mare. Tecnica. Olio su cartone. Firmato in basso a sinistra “Beppe Ciardi”

Biografia

Beppe Ciardi (Venezia, 1875 – Quinto, 1932), figlio del paesaggista Guglielmo Ciardi (1842-1917), viene avviato subito allo studio della pittura dal padre. Già nel 1894 espone alcuni paesaggi e marine al Castello Sforzesco di Milano e due anni dopo si iscrive all’Accademia di Venezia.

Ha come insegnante di paesaggio suo padre e come insegnante di figura Ettore Tito (1859-1941). Ancora studente espone in diverse rassegne come l’Esposizione di Torino e la Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze del 1896.

Al 1899, invece, risale la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia, inaugurando una proficua stagione espositiva lagunare, ripetutasi per quindici edizioni.

Il successo internazionale

Rispetto alla trattazione paesaggistica del padre, tutta incentrata sul valore lirico ed emozionale del colore, Beppe Ciardi si spinge anche verso notazioni simboliste. Influenzato anche dal Divisionismo segantiniano, viene però scoraggiato dalla critica veneziana per il suo allontanamento dal paesaggio inteso nella sua accezione canonica.

Fuori Venezia, invece, riceve ampie lodi, soprattutto quando a Milano, nel 1900, ottiene il Premio Fumagalli. Nel 1901 partecipa poi all’Esposizione di Monaco vincendo la medaglia d’oro con alcuni notturni di forte reminiscenza böckliniana. Mentre nelle esposizioni veneziane si mantiene sempre su interpretazioni più classiche e moderate, poco inclini alla modernità simbolista.

Il successo però giunge immediato anche dall’America, quando Beppe Ciardi nel 1904 ottiene la medaglia d’argento all’Esposizione di San Francisco. Vincerà poi altri prestigiosi premi a Vienna, Bruxelles, Barcellona, raggiungendo il culmine del successo proprio nel primo decennio del Novecento.

Il pittore delle Biennali

Beppe Ciardi, pittore strettamente legato alla storia delle Biennali veneziane, non solo come artista, ma anche come membro delle giurie o del comitato direttivo, ottiene un enorme successo presso la rassegna.

Dopo le sperimentazioni simboliste che caricano i paesaggi di una sensibilità nuova che si spinge al di là del dato reale, ritorna ad un sincero naturalismo. In effetti Beppe Ciardi dedica tutta la sua carriera successiva a paesaggi pastorali, a figure di contadini e contadine, a marine veneziane.

Una pennellata corposa e luminosa caratterizza ancora qualche incursione nei temi più prettamente simbolici, ma anche le solide e piacevoli scene agresti. Negli ultimi anni, oltre a dedicarsi alla pittura, ricopre ruoli ufficiali come quello di Presidente del Circolo Artistico Veneziano.

Continua a dipingere e ad esporre fino al 1932, anno della sua morte. Protagonista di un impressionismo personale e caratterizzato da forti accenti tradizionalmente italiani, è stato riscoperto solo negli anni Ottanta del Novecento.

Beppe Ciardi: i primi anni e l’influenza simbolista

Beppe Ciardi esordisce molto giovane all’Esposizione di Torino del 1896 con Studi dal vero, Al pascolo e Giorno triste. Nello stesso anno partecipa alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze con Giorno di pioggia – Zaldo Alto e Interno di cucina. Tutti dipinti questi, ancora molto legati all’espressione paterna, anche se già permeati di una certa ricerca simbolica.

Il trittico di Beppe Ciardi dedicato alle stagioni Primavera – Estate – Autunno, presentato a Torino nel 1898, coniuga sapientemente intenzioni naturalistiche a riferimenti allegorici legati alla ciclicità della vita.

Lo accompagnano dipinti di carattere simile, Tiepido sole, Una giornata serena sulle Alpi, Scirocco e Sera di marzo. Soprattutto Plenilunio dà avvio ad una serie di dipinti notturni di grande ascendenza simbolista.

Nel 1899 partecipa alla Biennale di Venezia con diverse versioni del tema Terra in fiore, dal chiaro richiamo alle atmosfere floreali liberty. La luminosità e la scelta di toni chiari garantiscono una sensazione di libertà compositiva e tematica, come avviene anche in Monte rosa.

L’anima della notte, La battitura e L’aratura vengono proposti da Beppe Ciardi alla Biennale veneziana del 1901 e nello stesso anno espone a Monaco Plenilunio.

Un chiaro naturalismo impressionista

La sperimentazione di carattere simbolista giunge al termine nel 1905, quando Beppe Ciardi ritorna ad un naturalismo semplice, di matrice impressionista. Alla Biennale dello stesso anno, infatti, presenta I due amici e Mucche all’abbeveratoio, un dipinto verista dal tema pastorale, che gli garantisce un grande successo.

L’anno successivo, in una personale presso la Mostra Nazionale di Milano, Beppe Ciardi espone una serie di tredici notturni. È l’ultimo residuo della fase simbolista, insieme Vita semplice e Sorrisi, dipinti quasi idilliaci che compaiono alla Biennale del 1907.
Ma anche a Nuvole bianche e Risveglio di primavera esposti a quella del 1909.

Opere dallo schietto naturalismo come Vacca bianca aprono la strada a quelle presentate nella personale tenutasi durante la Biennale del 1912.
Beppe Ciardi, infatti, tra gli altri dipinti, vi espone Un canale, La mucca randagia, Sinfonia marina, Cavalli sotto l’aratro, Cavallo bianco, Gregge di agnelli.
E ancora Altipiano di Asiago, Trovatella, I saltimbanchi, Fanciulla in piena luce, Il taglio del fieno, Il vecchio pescatore e In settembre.

Alcune prove ancora di carattere allegorico o lirico compaiono alle Secessioni romane del 1913 e ’14, come Meriggio d’opale e Un calle a Venezia. Per il resto, la poetica di Beppe Ciardi si mantiene all’interno della ricerca naturalista fino agli anni Trenta.

La pennellata materica asseconda i giochi della luce reale in dipinti quali In riva al mare, del 1920 o Abbeveratoio, comparso alla Fiorentina Primaverile del 1922. Partecipa alla sua ultima Biennale nel 1932, anno della sua morte, con Ponte sul Piave, Scenario verde e La laguna.

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