Overbeck Friedrich

Friedrich Overbeck. Visitazione (Dettaglio). Tecnica: Olio su tela
Visitazione (Dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Friedrich Overbeck (Lubecca, 1789 – Roma, 1869), nato e cresciuto a Lubecca, città dal grande fermento culturale ed artistico, ma anche dalla rigida osservanza evangelica, viene introdotto agli studi umanistici da suo padre, poeta, letterato e politico.

Nei primi anni dell’Ottocento, il giovanissimo Friedrich Overbeck si avvicina all’arte, dopo aver visto alcuni disegni dei fratelli Riepenhausen che riproducono le opere di diversi maestri italiani del Quattrocento e del Cinquecento.

Fortemente colpito da queste immagini, si iscrive al corso di disegno e pittura dell’artista neoclassico e miniaturista tedesco Joseph Nicolaus Peroux (1771-1849). Nel 1806, si trasferisce a Vienna per frequentare l’Accademia di Belle Arti, ma rimane molto deluso dall’eccessivo e rigido classicismo accademico e celebrativo del maestro Heinrich Friedrich Füger (1751-1818).

Ciononostante, l’ambiente viennese rimane fondamentale per gli sviluppi successivi della formazione di Friedrich Overbeck, soprattutto perché vi conosce quello che diventerà uno dei suoi più importanti amici e compagni di vita artistica, Franz Pforr (1788-1812).

La nascita di una nuova pittura: tra spiritualità e purezza

Entrambi condividono l’ideale di un’arte pura, evangelica, che possa sorpassare il classicismo accademico del Settecento per approdare ad una pittura dai valori spirituali e semplici, che riprenda la linearità e la sobrietà compositiva dei maestri del Quattrocento italiano.

Nel 1808, il giovane artista invia a suo padre due lettere cariche di tensione spirituale che rivelano già i punti fondamentali del suo programma di rinnovamento artistico. L’ispirazione religiosa dovrà fare da sostrato ad una pittura che ritorni alle origini idilliache dei pittori cosiddetti primitivi, Beato Angelico, Perugino, fino al Raffaello giovane, quello della Disputa.

Rifiutando dunque l’idea dell’accademia di fondare il successo di un pittore esclusivamente sulla sua abilità tecnica e sull’imitazione del linguaggio classicista, Overbeck si circonda di giovani artisti che condividono la stessa idea e l’identica propensione vero la pittura Protorinascimentale.

Il Lukasbund

Nel 1809, quindi, nasce a Vienna il Lukasbund una sorta di confraternita di artisti accomunati dalle stesse intenzioni di rinnovamento artistico, facendo riferimento San Luca, patrono e protettore dei pittori.

Come in una confraternita medievale, i membri del gruppo indossano ampie cappe da frati e si fanno crescere i capelli. Per questo, verranno soprannominati “Nazareni” (termine inizialmente dispregiativo, assegnato loro da Goethe, contrariato da loro eccessivo “ritorno alle origini”).

Questo messaggio di autentica religiosità ed autentico impegno artistico spinge Friedrich Overbeck e Franz Pforr a lasciare l’Austria alla volta dell’Italia, spronati anche dal pittore Eberahard Wächter (1762-1852), molto critico nei confronti dell’Accademia e già giunto a Roma alla fine degli anni Novanta.

Roma: dal convento di Sant’Isidoro a Villa Malta

I due artisti giungono a Roma nel 1810 e, come a Vienna conducono una vita da religiosi, stabilendosi nel convento abbandonato di Sant’Isidoro a Capolecase. È qui che Overbeck inizia il suo percorso di ritorno ad uno stile arcaizzante, rielaborando la semplicità quattrocentesca del disegno, la purezza della linea, l’impaginazione limpida dello spazio e la purezza del colore.

Intorno al 1815, il suo stile è completamente maturato e può considerarsi il primo rappresentante dell’arte tedesca a Roma e la colonna portante dei Nazareni, ora trasferitisi a Villa Malta. Il console prussiano Jacob Salomon Bartholdy affiderà a Friedrich Overbeck, Philipp Veit (1793-1877) e a Wilhelm Schadow (1789-1862) la decorazione a tema biblico di Palazzo Zuccari a Trinità dei Monti.

Poco dopo, sarà impegnato nella decorazione ad affresco di Villa Massimo con temi tratti dalla Gerusalemme Liberata di Tasso. Ma la sua vocazione non è soltanto quella dell’affresco; si esprime anche con la pittura da cavalletto tra gli anni Venti e Trenta, dedicandosi sempre a temi sacri, ma anche al ritratto e alle allegorie.

Molto importante è anche il contatto con l’Umbria, a cui il pittore tedesco è molto legato, non solo per i lavori svolti ad Assisi, ma anche per le continue fonti di ispirazione che trova tra i collezionisti come l’erudito Rossi Scotti e per lo stretto contatto con Tommaso Minardi (1787-1871), pittore purista e direttore dell’Accademia di Perugia, di cui Overbeck viene nominato membro onorario nel 1823.

All’inizio degli anni Quaranta, dopo un breve soggiorno in Germania, Friedrich Overbeck perde suo figlio. È l’inizio di un periodo buio che vede il pittore piano piano allontanarsi dagli incarichi ufficiali per dedicarsi allo studio e alla pittura nella dimensione privata. Muore a Roma nel 1869, ad ottant’anni.

Friedrich Overbeck: il ritorno alla pittura Protorinascimentale e la confraternita dei Nazareni

Tra i primi dipinti conosciuti di Friedrich Overbeck compaiono La resurrezione di Lazzaro del 1808 e Il sogno di Giuseppe del 1810, ancora contraddistinti da un approccio acerbo, in cui però già si può notare la tensione verso gli stilemi del Quattrocento italiano.

Ma quando nel 1817 viene chiamato a decorare il palazzetto Zuccari per Bartholdy il suo linguaggio è giunto finalmente a maturazione, come si nota dall’affresco in una lunetta con I sette anni delle vacche magre e con Giuseppe venduto dai fratelli.

Ma il vero e proprio successo, per lui e per gli altri Nazareni, giunge con la decorazione di Villa Massimo squillino. Si occupa della stanza del Tasso tra il 1819 e il 1827, poi affidando la fine dei lavori al giovane pittore boemo Joseph von Führich (1800-1876).

Questa impresa, in cui svela tutto il suo intenso studio dell’asciutta linea quattrocentesca umbra e fiorentina, viene lasciata in sospeso da Freidrich Overbeck in corrispondenza della morte del committente.

Ma soprattutto perché preferisce spostarsi ad Assisi per occuparsi di un incarico che lo emoziona e lo coinvolge enormemente: l’affresco della facciata della Porziuncola con il Miracolo delle rose, che risulta esplicitamente ispirato al linguaggio di Beato Angelico.

Altra importante tappa della produzione del pittore tedesco è la tela con l’allegoria Italia e Germania, oggi alla Neue Pinakothek di Monaco, che rivela un forte riferimento alla morbidezza esecutiva del primo Raffaello e di Perugino, suoi principali modelli.

Il tema del dipinto, che presenta le due figure di Sulamith e Maria, è stato suggerito dall’amico Pforr poco prima di morire prematuramente ad Albano Laziale nel 1812. Tra le ultime opere note del pittore compare la Visitazione realizzata per il Santuario della Madonna della Stella a Spoleto.

Come un vero pittore primitivo, lascia qui una sorta di testamento ideale, in cui Maria ed Elisabetta, ammantate e solenni, ritrovano quella grazia quattrocentesca che esprime a pieno il purismo e la tensione spirituale del pittore tedesco.

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