Tito Ettore

Ettore Tito. Il Raccolto del Fieno ad Asiago. Tecnica: Olio su tavola, 47 x 64 cm
Il Raccolto del Fieno ad Asiago. Tecnica: Olio su tavola

Biografia

Ettore Tito (Castellamare di Stabia, 1859 – Venezia, 1941) ben presto si trasferisce a Venezia per frequentare l’Accademia di Belle Arti, sotto la guida di Pompeo Marino Molmenti (1819-1894). A Venezia si svolge tutta la sua carriera pittorica, dagli esordi alla maturità artistica.

È proprio grazie a questa città d’adozione che ottiene i più importanti riconoscimenti. Medaglie d’oro alle esposizioni di Venezia, ma anche di Monaco e Vienna, il primo premio alla mostra di Roma del 1893 e ancora una medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1900.

Nel 1911 Ettore Tito vince a Roma la medaglia d’oro per la pala della Deposizione poi trasportata in Argentina perché acquistata dal museo di Buenos Aires. È in questa occasione che comincia a creare e mantenere per lungo tempo contatti e contratti commerciali con collezionisti e musei argentini.

Dal 1915 al 1919 risiede a Roma e proprio in questo anno alla Galleria Pesaro di Milano gli viene dedicata una personale che determina definitivamente l’affermazione dell’artista. Dieci anni dopo, a coronamento della sua carriera, viene nominato Accademico d’Italia. Muore a Venezia nel 1941.

Gli esordi nel segno di Favretto e Fortuny

Appena trasferitosi nella città lagunare esordisce immancabilmente nel solco di Giacomo Favretto (1849-1887). Ne sono testimoni la spiccata propensione verso l’osservazione della quotidianità, dell’aneddoto frivolo e delle ambientazioni popolari.

Non manca però nemmeno l’importanza della lezione di Mariano Fortuny (1838-1874) riscontrabile nella scelta di una pennellata libera e fresca e di una tavolozza estremamente ricca e variegata.
Nel 1887 esordisce esponendo il famoso dipinto La pescheria vecchia a Venezia. Ottiene subito un notevole successo, tanto che viene acquistato dalla Galleria Nazionale di Roma.

Il realismo “sospeso” di Ettore Tito

A contatto con l’ambiente culturale veneziano e con il suo importante passato artistico settecentesco, Ettore Tito comincia ad acquisire i modi della pittura veneta tardobarocca. La costella di contenuti nuovi e di un linguaggio stilistico assolutamente fresco e arricchito delle lezioni della sua formazione.

Ne deriva una pittura del tutto particolare che si divide tra un dettagliato realismo e l’espressione simbolica e fantasiosa delle scene e soprattutto dei ritratti. Dopo il suo esordio del 1887, realizza diversi dipinti come La sera, Lago d’Alleghe, Biancheria al vento che gli procurano numerosi premi e riconoscimenti.

È dalla fine dell’Ottocento che si delinea il percorso che porterà Ettore Tito alla maturità artistica e alla definizione di un linguaggio strettamente personale. Inizia ad affiancare la resa della realtà alla trattazione psicologica dei suoi personaggi, basta osservare il dipinto Con la rosa tra le labbra, del 1895.

Una giovane donna è ritratta di profilo: ne viene catturata l’espressione quasi assente, persa nel vuoto dello sfondo neutro, il volto incorniciato dai corvini capelli che sono morbidamente raccolti in una leggera pettinatura. In bocca ha una rosa, effimero simbolo della caducità della nostra esistenza.

Ma il piacere e la felicità della fanciulla sono evidenziati dal suo completo appagamento e dalla sospensione dell’opera tra la realtà e il simbolo.
Così come nel dipinto Ragazza in riva al mare, anch’essa caratterizzata da uno sguardo vacuo, perso nell’orizzonte delle onde della laguna veneziana.

D’altra parte però, in dipinti come Il raccolto del fieno ad Asiago la realtà viene rappresentata in tutta la sua più estrema verità e precisione, senza alcun intento simbolico o allusivo. Dunque Ettore Tito oscilla tra un verismo schietto e diretto delle scene quotidiane e un verismo più “magico” dei ritratti.

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