Adolfo Tommasi

Adolfo Tommasi. Aprile. Tecnica: Olio su tela, 63 x 90 cm
Aprile. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Adolfo Tommasi (Livorno, 1851 – Firenze, 1923), nato in un ambiente benestante, viene avviato inizialmente agli studi commerciali dalla famiglia. Ben presto, però, li abbandona per dedicarsi alla pittura.
Si iscrive all’Accademia di Firenze, dove è allievo di Carlo Markò figlio (1822-1891), che lo introduce allo studio del paesaggio dal vero della campagna toscana.

La reale svolta per l’artista avviene quando conosce Silvestro Lega (1826-1895). Attorno alla fine degli anni Settanta infatti, l’ormai maturo artista macchiaiolo frequenta spessissimo la casa dei Tommasi a Bellariva. Il maestro è fondamentale per l’avvicinamento di Tommasi ai classici motivi macchiaioli.

Espone alla Promotrice fiorentina a partire dal 1876, facendosi interprete di una pittura originale che suscita moltissime lodi, ma anche non poche critiche. In questa prima fase le opere dell’artista risultano ancora legate alla salda concezione macchiaiola del colore, mediata da delicati passaggi chiaroscurali.

In un secondo momento, sul finire degli anni Ottanta, il suo stile si apre alle esperienze impressioniste, immagazzinando le variazioni atmosferiche e cromatiche tipiche della corrente francese.
Negli anni Novanta, stringe una forte amicizia con Giovanni Pascoli, per cui illustra Myricae nel 1894.

La villa all’Ambrogiana: artisti e letterati 

Espone assiduamente non solo a Firenze, ma anche a Milano, Genova, Torino, Bologna e Roma, ottenendo molto successo soprattutto con i suoi acquarelli. Il simbolismo dell’amico Pascoli si riflette molto nelle opere degli anni Novanta, che sembrano permeate da atmosfere böckliniane. Nel 1897 viene nominato insegnante di disegno presso l’Accademia Navale di Livorno e inizia a soggiornare all’Ambrogiana, la sua villa vicino Livorno. Qui ospita frequentemente una serie di artisti, letterati e rappresentanti della cultura toscana di fine Ottocento.

Inizia a partecipare alle Biennali dal 1895 fino al 1899 e poi di nuovo nel 1907, anno in cui comincia a stare male a causa di frequenti crisi nervose. Interrompe l’attività pittorica fino al 1912, quando ritorna ad esporre una serie di paesaggi luminosissimi realizzati con una speciale tecnica che unisce olio e pastello. I luoghi prediletti per i suoi studi dal vero sono la campagna livornese e lucchese, la Versilia e la Riviera ligure, ma anche le Alpi Apuane.

Continua a dipingere con fervore fino al 1925, quando diviene vittima di nuovo della malattia nervosa che lo costringe a rinunciare per sempre alla pittura. Muore a Firenze nel 1933.

Paesaggi macchiaioli

Molto legato alla cultura macchiaiola Adolfo Tommasi si fa interprete, sin da subito, di una serie di paesaggi saldi e sinceri. Grazie alla vicinanza a Lega, Giovanni Fattori (1825-1908) e Telemaco Signorini (1835-1901) si lega al loro linguaggio degli ultimi anni, quello luminoso dei soggiorni a Castiglioncello, Bellariva e del Gabbro. Media il loro linguaggio con personali passaggi tonali, che si riflettono anche nell’originale scelta di alcuni tagli.

Dopo la brina, esposto a Firenze alla Mostra della Società Donatello nel 1880, è un esempio di questa spiccata originalità. Le foglie dei cavoli, ritratte dall’alto, vengono presentante nella loro semplice essenza di un freddo mattino invernale. Negli anni successivi presenta una serie di paesaggi di simile impronta. Nel 1882 a Firenze espone Una via di Cutigliano, Caccia ai germani, Vagliatura del grano in montagna.

All’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Roma del 1883 presenta, tra gli altri dipinti, Passa il treno che anticipa la tematica dell’incessante modernità presente nel Fischio del vapore, presentato a Torino l’anno successivo. Altri paesaggi che rispondono ancora al filone macchiaiolo sono Antignano presso Livorno, Ultimi raggi, Dopo un giorno di libeccio, Quiete presentati a Firenze nel 1885.

Adolfo Tommasi: l’influenza impressionista

Intorno alla fine degli anni Ottanta Adolfo Tommasi comincia a inserire nei suoi schietti paesaggi una serie di elementi derivanti dall’Impressionismo. La tavolozza diventa più luminosa, la tendenza coloristica non è più quella della macchia e l’attenzione alla luce e alla resa dell’atmosfera divengono fondamentali.

È in questi anni che sperimenta con frequenza l’acquarello, dando vita ad una serie di paesaggi e marine che vengono ampiamente apprezzati. L’acquarello Effetto di neve viene premiato con la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Milano del 1893.

All’uso di questa tecnica, negli anni Novanta, corrisponde anche una generale adesione all’atmosfera simbolista. Questo si nota soprattutto dalla tela Villa Belvedere a Crespina del 1897, ma anche da Tramonto invernale del 1898 e Sole autunnale del 1899.

Olio e pastello

L’inizio del Novecento è segnato dalle prime crisi nervose di Adolfo Tommasi, ma anche da una serie di sperimentazioni nuove. Comincia ad utilizzare una tecnica mista di olio e pastello che conferisce alle sue marine degli ultimi anni una energica e inaspettata freschezza e luminosità.
Sprazzi di sole, La buca delle fate, Pascoli a Vecchiano, Il mulino, Fuga di nubi sono tutti paesaggi che sfruttano questo espediente.

Ottengono un enorme successo nel 1906, quando vengono esposti a Milano. Accecanti sprazzi di luce si fanno strada tra le ombre, vengono eseguiti anche una serie di tramonti e notturni, tutti ricchi e vivaci. I luoghi di questi anni sono soprattutto la Piana di Lucca, Livorno e la Liguria, amatissimi da Tommasi.

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