Frans Vervloet

Frans Vervloet. Una Veduta di Piazza San Marco. Tecnica: Olio su Tela, 30,5 x 40,5 cm.
Una Veduta di Piazza San Marco. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Frans Vervloet (Malines, 1795 – Venezia, 1872) dimostra subito una chiara propensione per l’arte, essendo cresciuto in una famiglia di pittori. Studia insieme al fratello presso l’Accademia di Belle Arti di Malines in Belgio, dove esordisce come paesista e pittore prospettico.

In seguito completa la formazione a Bruxelles, dove ottiene una borsa di studio per studiare e Roma. Vi si stabilisce dal 1822 al 1825, entrando in contatto con Vincenzo Camuccini (1771-1844) e con il gruppo paesaggisti francesi, tra cui François Granet.

Dopodiché Frans Vervloet si trasferisce a Napoli ed entra nella cerchia di Antoon Sminck van Pitloo (1790-1837) e della Scuola di Posillipo. Questi fatti sono documentati da un Diario dell’artista conservato nel museo Correr di Venezia e studiato a partire dagli anni Venti del Novecento.

Il manoscritto ci indica soprattutto il rapporto di amicizia che l’artista intrattiene con i vedutisti di area partenopea. Emergono, tra gli altri, i fratelli Raffaele (1795-1864) e Gonsalvo Carelli (1818-1900), Giacinto Gigante (1806-1876) e Vincenzo Franceschini (1812-1885).

I frequenti viaggi e la ricerca di nuovi motivi

Continua la sua attività come paesista e pittore di interni, non trascurando mai la ricerca di nuovi motivi. Pur essendo infatti stabile a Napoli, precisamente a Chiaia, viaggia molto nel Sud Italia, visitando la Puglia, la Calabria e la Sicilia.

Esplora approfonditamente anche la Toscana e il Lazio. Si spinge fino alla Dalmazia e alla Turchia, sempre avido di nuovi soggetti sia paesaggistici che di interni di edifici, come la Santa Sofia di Costantinopoli.

Negli anni Quaranta Frans Vervloet si impegna in una lunga serie di vedute napoletane per lo zar Nicola I di Russia e allo scoppiare dei moti del ’48 si rifugia a Gaeta. Gli spostamenti continuano per tutti gli anni Cinquanta, poiché, instancabile osservatore e viaggiatore, lavora a Venezia, Livorno, Napoli e Firenze. Si trasferisce definitivamente a Venezia negli anni Sessanta, dove muore nel 1872.

Ha partecipato a tutte le mostre borboniche dal 1826 al 1841 e gran parte delle sue opere sono conservate al Museo di San Martino a Napoli, al Museo di Campodimonte, a Malines e a Bruxelles.

Frans Vervloet. Tra paesaggi e vedute d’interni

Una delle prime opere conosciute di Frans Vervloet è L’interno di San Pietro, eseguito a Roma, molto apprezzato da Camuccini e acquistato dal re d’Olanda. Stabilitosi a Napoli si avvicina a Pitloo e alla sua cerchia di paesisti.

Dà vita ad una serie di soggetti napoletani, che seguono la maniera ampia e luminosa della Scuola di Posillipo. Ne sono esempio Vedute del largo del Castello, Il tempio di Venere a Baia, La collina di San Martino dalla Lanterna del molo e La Grotta azzurra di Capri.

Si fa interprete anche di una ricca serie di interni di edifici di culto partenopei come Interno della chiesa di San Giovanni a Carbonara, Vestibolo di San Giacomo, Il chiostro di Santa Maria la Nova.

Le numerose committenze che Frans Vervloet riceve anche dopo essere stato nominato professore onorario dell’Accademia di Napoli, lo spingono a compiere numerosi viaggi in cerca di motivi suggestivi e nuovi.
Apre uno studio a Venezia negli anni Trenta, quando realizza La chiesa della Salute a Venezia, Piazza San Marco, commissionata da Ferdinando II e Il Canal Grande.

Le vedute: da Palermo ad Istanbul

Nel 1840 Frans Vervloet si sposta a Palermo dove realizza Interno della Cappella Palatina e La cattedrale. Subito dopo fa una piccola sosta a Napoli prima di partire per Istanbul e dedicarsi alla realizzazione di una serie di luminose vedute della città dal Bosforo.
In Turchia esegue anche una serie di soggetti tipicamente orientali, come anziani che fumano oppio a terra, interni di barbieri costantinopolitani, donne in preghiera.

Tornato a Napoli lavora per lo zar Nicola II realizzando una Veduta della villa Floridiana e Il casino dei Doria a Posillipo. Dopo una serie di soggiorni a Gaeta, dove si dedica ad alcune opere come Benedizione di Pio IX alle batterie, si trasferisce per sempre a Venezia.

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