Nomellini Plinio

Plinio Nomellini. Primavera Fiorentina - Tecnica: Olio su Tela, 115 x 158 cm. Firma in basso a sinistra
Primavera Fiorentina. Tecnica: Olio su Tela. Firma in basso a sinistra

Biografia

Plinio Nomellini (Livorno, 1866 – Firenze, 1943) inizia a studiare a Livorno presso la Scuola Comunale Arti e Mestieri. Vi frequenta i corsi di disegno, figura ed ornato fino al 1884. L’anno successivo si trasferisce a Firenze grazie ad una borsa di studio.

Può quindi concludere la sua formazione nel capoluogo toscano all’Istituto di Belle Arti, sotto la guida di Giovanni Fattori (1825-1908). Durante il soggiorno a Firenze stringe amicizia anche con Silvestro Lega (1826-1895) e Telemaco Signorini (1835-1901).

Proprio la frequentazione di questi artisti genera il profondo legame di Plinio Nomellini con la poetica macchiaiola, anche se unita fin da subito alle tematiche europee e al linguaggio divisionista.

Gli anni genovesi

Nel 1890 si trasferisce a Genova dove approfondisce le ricerche divisioniste ed entra in contatto con gli ambienti anarchici. Si dimostra sin da subito, infatti, un pittore impegnato anche dal punto di vista politico e sociale.

Non a caso stringe un profondo rapporto con Pellizza da Volpedo (1868-1907), già conosciuto durante gli studi fiorentini, consigliandogli anche di usare la tecnica divisionista per realizzare i suoi quadri di impegno sociale.

Questi sono gli anni in cui impegno politico e pittorico si uniscono in un felice connubio. Plinio Nomellini dà vita ad opere poi esposte sia in ambito nazionale che nelle mostre internazionali, tra cui la Secessione di Monaco del 1900.

Il nuovo secolo

Nel 1902 si trasferisce a Torre del Lago in Versilia. Comincia a dedicarsi all’illustrazione, attività che lo porterà al legame con Giovanni Pascoli, di cui abbiamo testimonianza grazie ad un lungo e corposo contatto epistolare.

Nonostante l’ampliamento dei suoi interessi, continua alacremente a partecipare a mostre italiane e internazionali. Nel 1908 lascia Torre del Lago per trasferirsi a Fossa dell’Abate di Lido di Camaiore. Questi sono gli anni dei frequenti viaggi in tutta l’Italia, occasioni per stringere forti e variegate amicizie.

Grazia Deledda, Eleonora Duse, Giacomo Puccini, Gabriele D’Annunzio, Isadora Duncan sono solo alcune delle personalità del tempo con cui Plinio Nomellini entra in contatto e che frequentano spesso la sua casa a Fossa dell’Abate.

Gli ultimi anni a Firenze

Nel 1919 si trasferisce a Firenze ma intervalla il soggiorno fiorentino con numerose permanenze a Capri, Ischia e Marina di Campo. Proprio questi viaggi gli forniscono i numerosi soggetti per i quadri degli anni Venti e Trenta che costituiscono un vasto nucleo di dipinti esposti nelle più importanti città italiane e nelle mostre organizzate a Livorno.

Nel 1920 inoltre Plinio Nomellini tiene una personale alla XII Biennale di Venezia in cui espone venti delle sue opere più rappresentative. Muore a Firenze nel 1943.

Gli esordi pittorici

L’influenza dei Macchiaioli

Dopo la formazione strettamente legata alla pittura di macchia dell’Accademia fiorentina, è inevitabile che Plinio Nomellini esordisca con un’opera tematicamente e stilisticamente integrata nell’influenza di Fattori, Signorini e Lega. Si tratta di Il fienaiolo, presentata alla Promotrice di Firenze nel 1888 e l’anno successivo all’Esposizione Internazionale di Parigi.

È un’interpretazione pittorica ancora pienamente legata all’osservazione del vero. Coniugata però ad uno spiccato interesse per i valori luminosi, lontani dal rigorismo cromatico dell’impostazione macchiaiola, ancora auspicata da Fattori.

Per questo Plinio Nomellini, insieme al gruppo di pittori livornesi composto tra gli altri da Edoardo Gordigiani (1866-1961) e Ulvi Liegi (1858-1939) rappresenta la svolta della pittura toscana di fine secolo. Essa comincia infatti ad uscire dalla saldezza macchiaiola per dirigersi verso un linguaggio di più ampio respiro europeo.

Divisionismo

Genova: incunabolo delle ricerche divisioniste

Il trasferimento a Genova rappresenta per Plinio Nomellini la spinta per la fondamentale ricerca divisionista e sociale. Trasferisce le sue idee politiche nelle opere divisioniste, dipingendo Piazza caricamento, Il naufrago e La giornata è finita (1891-1893).

L’anno successivo, proprio per le sue idee anarchiche e rivoluzionarie, viene arrestato e processato. Viene tuttavia prosciolto grazie alla bravura dei suoi avvocati e all’intervento di Telemaco Signorini, con il quale era rimasto in contatto durante la permanenza a Genova.

Negli anni liguri infatti, Plinio Nomellini continua a partecipare alle esposizioni fiorentine organizzate dalla Società di Belle Arti, oltre che agli eventi artistici più importanti realizzati in ambito straniero.

Alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze del biennio 1896-1897 espone Sera di marzo in Liguria, Pieno maggio in Liguria, Mattino d’aprile in Liguria. L’anno successivo si presenta all’Esposizione Nazionale di Torino con Di là dal mare, L’ora della cena, Ore quiete e Primavera antica.

A partire dal 1899 partecipa costantemente alla Biennale di Venezia, esponendo la prima volta Sinfonia della Luna, famosa opera molto apprezzata dal pubblico e dalla critica.

Gli anni della Versilia

Il nuovo secolo si apre per Plinio Nomellini con la partecipazione alla Secessione di Monaco. Realizza anche le decorazioni allegoriche di AlbaMeriggio e Tramonto per lo studio della villa Puccini a Torre del Lago, insieme a Ferruccio Pagni (1866-1935) e a Francesco Fanelli (1869-1924) . Committenza che lo porterà a legarsi al Club della Bohème e quindi a trasferirsi in Versilia.

La giovane Etruria

Nello stesso periodo inizia anche a dedicarsi alle illustrazioni, realizzandone alcune per Giovanni Pascoli nel 1901. L’episodio sancisce anche l’inizio dell’amicizia con il poeta decadentista.

Nonostante il trasferimento da Genova, Plinio Nomellini continua a partecipare alle Promotrici liguri ed anzi inizia ad esporre anche a Torino, Firenze e Milano. Qui collabora con il gruppo Giovane Etruria insieme a Giuseppe Graziosi (1879-1942), Salvino Tofanari (1881-1969) e Galileo Chini (1853-1956) nel 1906.

L’anno successivo alla Biennale di Venezia allestisce la Sala del sogno insieme a Gaetano Previati (1852-1920), ambiente che suscita molte reazioni da parte della critica e del pubblico.

Nel 1908 espone alla Società Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma, alla Prima Mostra Romagnola dell’arte con sede a Faenza ed alla Quadriennale di Torino.

L’anno successivo partecipa al Salon parigino con le opere Les pirates, Les fils, Le palio à Sienne. Parallelamente all’attività di pittore Plinio Nomellini continua a praticare quella di illustratore e di grafico, realizzando le copertine della rivista “Il Secolo XX” per tutto il 1909.

Nel secondo decennio del Novecento partecipa alle mostre della Secessione Romana con le opere Fiera a Pietrasanta e Fiera a Camaiore nel 1913. Rinnova la sua presenza nelle esposizioni dei due anni successivi.

Il finale trasferimento a Firenze e i viaggi nelle isole del Golfo di Napoli gli permetteranno di ampliare ancora di più la visione naturalistica e simbolica divisionista, traendo ispirazione dai paesaggi marini del sud e non più della Versilia o della Liguria.

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