Pittara Carlo

Carlo Pittara. Un Pomeriggio sulle Rive della Senna, 1884
Un Pomeriggio sulle Rive della Senna, 1884. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Carlo Pittara (Torino, 1836 – Rivara Canavese, 1891) si forma a Torino sotto la guida di Giuseppe Camino (1818-1890). Nel 1856 si trasferisce a Ginevra, dove frequenta lo studio del pittore Charles Humbert (1813-1881). In questa fase si specializza soprattutto nella rappresentazione di animali, proprio come il suo maestro ginevrino.

Tra il 1858 e il 1860 compie un viaggio a Parigi dove conosce la pittura di Camille Corot (1796-1875) e di Charles Jacque (1813-1894). Tramite quest’ultimo può studiare da vicino le opere dei rappresentati della Scuola di Barbizon di cui aveva già sentito parlare a Ginevra. Ne subisce subito l’influenza, accogliendone diversi elementi che porterà con sé al rientro in Italia.

Periodo più fertile della fase pittorica iniziale è il soggiorno nel 1861 presso il castello di Rivara, ospitato dal cognato banchiere Carlo Ogliani. Di lì a poco Carlo Pittara accoglierà attorno a sé il cenacolo di artisti conosciuto con il nome di Scuola di Rivara.

La grande esperienza di pittore verista all’interno della scuola piemontese ha gettato una lieve ombra sulle sue vicende biografiche e artistiche successive. Poco noti sono infatti il soggiorno a Roma tra il 1870 e il 1877 e quello a Parigi tra gli anni Ottanta e Novanta.

Soprattutto in quest’ultima permanenza, Carlo Pittara sviluppa ulteriormente il suo linguaggio, orientandosi verso espressioni artistiche più legate al mercato.

La produzione di questo periodo risulta infatti ricca di spunti tratti dalla pittura mondana di Giuseppe De Nittis (1846-1884) e di Federico Zandomeneghi (1841-1917). Si dedica all’attività artistica fino alla fine degli anni Ottanta. Purtroppo muore solo all’età di 55 anni, nel 1891.

Gli esordi e le influenze

Il 1856 è l’anno del trasferimento di Pittara a Ginevra, ma anche quello del suo esordio alla Promotrice di Torino. Il contatto con il suo maestro Humbert gli permette di diventare un pittore esperto nella raffigurazione naturalistica.

Alla Promotrice del 1858 infatti espone un’opera che gli fa ottenere il primo successo di critica, L’abbeveraggio della sera al Seppay. Il dipinto viene apprezzato soprattutto per la capacità così naturale di rappresentare la campagna e gli animali, elementi che saranno presenti anche negli sviluppi futuri.

Proprio al 1858 risale il suo primo soggiorno parigino della durata di due anni. L’esperienza francese risulta fondamentale in particolare per il contatto che Carlo Pittara instaura con i barbizonniers.

Trae importanti spunti dalla atmosfere intime dei paesaggi di Constant Troyon (1810-1865), abbandonando pian piano i tratti romantici della formazione al seguito di Giuseppe Camino.

Nonostante Carlo Pittara non sia venuto direttamente a contatto con Alexandre Calame (1810-1864) a Ginevra, ne riceve inizialmente l’influenza, come tutti i pittori della sua generazione. Gradualmente però, i tratti calamiani vengono accantonati in favore di una completa adesione al vero, in vista del contatto con la Scuola di Barbizon.

Il legame con Jacque, amico di Jean-François Millet (1814-1875), lo avvicina ai temi della vita campestre. Le immagini della quotidianità contadina vengono trattate con sincerità, ma anche con una profonda sensibilità che poi sfocerà nella questione sociale.

Carlo Pittara: la Scuola di Rivara

Il castello di Rivara

Carlo Pittara rappresenta la figura principale attorno a cui si definiscono i tratti principali del cenacolo conosciuto come Scuola di Rivara. Il cognato del pittore, il banchiere Ogliani, possiede un castello proprio nel paese in provincia di Torino. Dal 1861 Pittara viene ospitato nella tenuta.

Qui può esercitarsi come meglio crede nelle sue sessioni di pittura all’aperto, nel solco della tradizione barbizoniana. In estate viene raggiunto, a partire dal 1862, dai rappresentanti della Scuola Grigia ligure, Ernesto Rayper (1840-1873), Alfredo D’Andrade (1839-1915) e Tammar Luxoro (1825-1889).

Questi pittori erano già avvezzi a dipingere en plein air nelle campagne di Carcare nel Savonese, influenzati anch’essi dal verismo lirico dei barbizonniers.
Accanto a loro, si uniscono a Carlo Pittara anche i piemontesi Ernesto Bertea (1836-1904), Federico Pastoris (1837-1884) e Vittorio Avondo (1836-1910). Fino al 1870-72 la Scuola vive il periodo della sua massima espressione, facendo risultare i suoi esponenti tra i maggiori innovatori del paesaggio piemontese.

Se fino agli anni Cinquanta questo risultava ancora legato a stilemi romantici, adesso acquista una schiettezza tale da essere affiancato alla coeva innovazione macchiaiola.
Risale al 1861 il bellissimo dipinto di Pittara Dintorni di Rivara che dimostra la sua totale adesione ad un verismo sincero e immediato.

L’interesse sociale

Nelle scene agresti e pastorali Carlo Pittara fa emergere anche il suo interesse nei confronti di temi umanitari e sociali che riguardano l’Italia appena nata. Ne sono esempi Le imposte anticipate, Il patrimonio di una famiglia, La risorsa del povero. L’aratro è il dipinto più rappresentativo di questa produzione.

Verrà presentato al Primo Congresso Artistico di Parma del 1870 con il titolo Sistema infallibile per ristorare le finanze italiane. L’Esposizione decreta finalmente l’affermazione  e l’approvazione pubblica dei pittori della Scuola Grigia e della Scuola di Rivara.

Sarà proprio in questa occasione, tra l’altro, che Pittara verrà premiato con la medaglia d’oro per la pittura. La poetica del vero permette all’artista di trattare questi delicati temi sociali senza cedere a patetismi o a scene compassionevoli.

Il suo è un linguaggio schietto e sobrio, tanto equilibrato da risultare analogo a quello di Millet. Dello stesso filone fanno parte le opere La messe e Ritorno alla stalla, dipinti essenziali agli occhi di pittori come Rayper o D’Andrade.

Gli ultimi anni tra Roma e Parigi

Come accennato, Carlo Pittara accompagna fino alla fine la grande avventura della Scuola di Rivara. Essa giunge al termine nella metà degli anni Settanta, quando i  suoi componenti iniziano a disperdersi. Lo stesso Pittara prima si trasferisce a Roma e poi a Parigi.

Nel soggiorno romano, durato dal 1870 al 1877, approfondisce ulteriormente il suo indirizzo naturalista, approdando ad un paesaggio puro e semplice. Esso acquista accenti di ricchezza poetica, forse grazie al contatto con la luce e la bellezza della campagna romana.

Dagli anni Ottanta invece, si trasferisce a Parigi per ritornare a Rivara solo pochi mesi prima della morte.
Stare a Parigi significa abbandonare in parte quel sincero verismo che lo ha caratterizzato per lungo tempo, per avvicinarsi ad una pittura più leggera. Il contatto con pittori come De Nittis o Zandomeneghi lo influenza nella scelta di temi più adatti al mercato internazionale.

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