Ciardi Guglielmo

Guglielmo Ciardi. Studio. Tecnica. Olio su tela
Studio. Tecnica. Olio su tela

Biografia

Guglielmo Ciardi (Venezia, 1842 – Quinto, 1917) nasce da una famiglia della borghesia veneziana, che cerca di avviare il ragazzo alla carriera notarile. Ma sin dalla tenera età Guglielmo Ciardi mostra una spiccata attitudine nei confronti del disegno e della pittura.

Per questo, dopo gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Venezia, dove, dal 1864 studia al seguito di Domenico Bresolin (1813-1899). Proprio in questo stesso anno, l’artista padovano aveva appena ottenuto la cattedra di “Vedute di paese e di mare”.

L’importanza di Domenico Bresolin in Accademia

Sarà importantissimo l’apporto di Bresolin nello sviluppo didattico dell’Accademia. L’introduzione di lezioni en plein air, farà sì che gli studenti instaurino un dialogo diretto tra pittura e natura. Ciò sarà fondamentale nella formazione di alcuni pittori, tra cui lo stesso Ciardi, Luigi Nono (1850-1918) e Giacomo Favretto (1849-1887).

L’immersione fisica nel luogo da riportare e interpretare sulla tela genera in Guglielmo Ciardi la possibilità di tradurre le emozioni in formulazioni cromatiche reali. Questa qualità matura ancora di più nell’artista quando, nel 1868 compie un importante viaggio di studio in Italia.

Il perfezionamento a Firenze, Napoli e Roma

Quando alla fine degli anni Sessanta Guglielmo Ciardi giunge a Firenze, entra in contatto con i frequentatori del Caffè Michelangelo e con la pittura di macchia. I valori cromatici e luministici si arricchiscono tecnicamente, ma anche dal punto di vista emotivo i suoi paesaggi giungono a maturazione.

È proprio a Firenze nel 1868 che l’artista espone per la prima volta, per poi partire immediatamente alla volta di Roma. Qui si avvicina invece a Nino Costa (1826-1903), immagazzinando la sua concezione poetica del paesaggio. Nell’ultima tappa, quella napoletana, Guglielmo Ciardi si accosta alla figura di Domenico Morelli (1823-1901).

Questa serie di contatti e scambi artistici risultano fondamentali per la poetica dell’artista, che lavora sempre più approfonditamente sul colore. Atmosfere liriche e velature malinconiche vanno a delineare paesaggi dalle note cromatiche profondamente espressive. I macchiaioli, latori in Italia delle istanze francesi della Scuola di Barbizon, lasciano in Guglielmo Ciardi una fondamentale traccia, soprattutto nella lettura intima e personale del paesaggio.

Gli anni più proficui

Gli anni Settanta e Ottanta rappresentano per Guglielmo Ciardi quelli di maggiore successo ed intensità espositiva. Ciò non si verifica soltanto in Italia, ma anche all’estero, dove viene apprezzato per la grande qualità luministica delle sue vedute, che sembrano rendere moderne quelle ampie e otticamente precise di Canaletto.

Sempre più orientato verso una sintesi formale e cromatica mossa dalle diverse commistioni ricevute durante la sua formazione, dà vita a paesaggi e marine di grande modernità. Cieli e acqua si confondono spesso in un unico valore cromatico, steso con abbondanza sulla tela, quasi come pura luce.

Negli ultimi anni la rapida sintesi cromatica si fa ancora più intensa, quasi a voler raggiungere una pittura immaginaria, che ha valore soprattutto per l’autore. Guglielmo Ciardi dal 1894 viene nominato professore di paesaggio all’Accademia di Venezia, andando a sostituire il suo maestro Bresolin. Vi insegnerà fino alla morte, sopraggiunta a Venezia nel 1917.

Guglielmo Ciardi, il paesaggio degli esordi

Come accennato, Guglielmo Ciardi espone per la prima volta a Firenze nel 1868 Una marina. L’anno successivo, a Torino invia tre paesaggi: Un pascolo sul Sile (effetto di tramonto), Le maremme veneziane e Ricordo di Venezia.

Si tratta di una serie di paesaggi ancora a metà tra la sua formazione bresoliniana e le novità che apprende a contatto con i macchiaioli. È comunque interprete di un paesaggio ricco di note spirituali ed espressive, molto lontano dalla resa schietta e secca di alcuni pittori veristi.

Risalgono al soggiorno romano Il Tevere all’Acqua Acetosa, Verso sera presso Ariccia e Dintorni di Roma, a quello napoletano Scogliera a Capri. Un mattino d’estate sulla Laguna di Venezia risale alla Promotrice napoletana del 1869 e Bassa marea a quella di Firenze del 1871.
Pittore estremamente produttivo, espone in diverse rassegne italiane, spostandosi da Napoli a Venezia a Milano a Firenze.

Le vedute degli anni Settanta e Ottanta

Intensissimi per Guglielmo Ciardi, gli anni Settanta e Ottanta. Non solo a livello espositivo, ma anche per un’ulteriore maturazione del suo linguaggio. Una sintesi espressiva derivata dal linguaggio macchiaiolo, ma anche dal paesaggio romano e partenopeo, contribuisce alla creazione di vedute di grande valore.

Fra i pioppi e Ritorno dai campi risalgono alla Promotrice di Napoli del 1875, due paesaggi della Campagna trevigiana a quella Fiorentina del 1876. Quattro maestose opere compaiono all’Esposizione di Napoli del 1877: Il Sile a Quinto, Il lavoro, Sul campo e Sul Cismon.

Intense modulazioni stagionali cominciano ad apparire negli anni Ottanta, quando la dimensione emotiva diventa l’elemento più importante, insieme al colore. Nel 1880, all’Esposizione Nazionale di Torino invia Solitudine, La calma, Porto d’Anzio e Ottobre.

L’anno successivo a Milano lo vede protagonista di una grande successo dovuto alle opere Idillio – Laguna di Venezia, Tempesta, Dopo la pioggia, Un raggio di sole, Campagna trevigiana. Cinque meravigliose vedute compaiono all’Esposizione Nazionale di Venezia del 1887, A caccia, Il torrente Val di Primiero, Messidoro, Alpi dolomitiche e Nubi di primavera, Laguna di Chioggia.

Un’emozionante sintesi formale e cromatica

Gli ultimi anni sono quelli in cui Guglielmo Ciardi partecipa con tutta la sua esperienza alle Biennali di Venezia, la sua adorata città. Ormai è giunto ad una concezione del colore e della luce fortemente espressiva e comunicativa.

Spesso sono proprio questi due gli elementi protagonisti della veduta, e nient’altro. Alla I Biennale di Venezia espone Sera – Val di Scalve e Mattino d’autunno, a quella del 1897 Crepuscolo a Venezia e a quella del 1899 Sera – Canal grande e Mattino azzurro.

In questi anni la forma sembra perdersi nel colore, come primaria fonte emotiva della veduta, sia nelle marine che nelle vedute montane. La materia è stesa abbondantemente sulla tela, in modo quasi tangibile, così come appare nei dipinti presentati nel 1901 e nel 1903 Raccolta del fieno, San Marco e Temporale in Laguna.

Continua a partecipare alle Biennali fino al 1914 e in quella del 1909 gli viene dedicata una sala personale in cui vengono esposte quasi sessanta sue opere. Tra di esse vi sono Mattino di settembre, Le vele al vento, Canale della Giudecca, Sera dopo la pioggia, Barche da pesca a Chioggia, Le reti al sole, Le brume della sera, Vallata del Piave.

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