De Carolis Adolfo

Adolfo De Carolis. Studio di Albero - Tecnica: Matita su Carta
Studio di Albero. Tecnica: Matita su Carta

Biografia

Adolfo De Carolis (Montefiore dell’Aso, 1874 – Roma, 1928) inizia i suoi studi a Fermo per poi spostarsi all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Negli anni Novanta si trasferisce a Roma, dove riceve diversi stimoli che lo introducono al clima culturale legato al Simbolismo di Nino Costa.

Nel 1901 diventa insegnante all’Accademia di Belle Arti di Firenze e affianca l’attività pittorica a quella xilografica.
Si dedica alle più disparate arti applicate, dalla grafica pubblicitaria alla decorazione di ceramiche, alla decorazione di palazzi e ville, aderendo al gusto Liberty. Muore a Roma nel 1928.

Dall’Accademia di Bologna al Museo Artistico Industriale

Dal 1881 Adolfo De Carolis inizia i suoi studi a Fermo, precisamente al Seminario di Ripatransone, poi nel 1888 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna dove è allievo di Domenico Ferri (1857-1940).

Nel 1892 grazie ad una borsa di studio si trasferisce a Roma per frequentare la scuola di Decorazione pittorica del Museo Artistico Industriale. È qui che assiste alle lezioni di Alessandro Morani (Roma, 1859-1941).

L’importanza di Morani e Costa

In Arte Libertas

La figura di Alessandro Morani (con cui decora Villa Blanc a Roma, tra le altre committenze) è estremamente importante per la formazione di Adolfo De Carolis. Lo introduce sin da subito nell’ambiente del neorinascimentalismo. Ben presto stringe amicizia con Nino Costa (1826-1903), fautore di un movimento tutto italiano che ha alle basi gli esempi di artisti rinascimentali, come Bellini e Tiziano. Non manca, per questo movimento, l’ispirazione allo spirito di fratellanza dei preraffaelliti inglesi.

Nel 1897 De Carolis Adolfo entra a far parte dell’associazione fondata da Costa, In Arte Libertas. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento realizza diversi paesaggi simbolici che rimandano al Quattrocento fiorentino.

Nel dipinto Donna alla fontana, esposto alla Biennale di Venezia del 1899, emerge il linguaggio appreso dai preraffaelliti Dante Gabriel Rossetti e Edward Burne Jones.
In quest’opera una donna angelica dalle vesti leggiadre e semitrasparenti è ritratta mentre scende le scale di una fontana all’interno di un giardino all’italiana.

La xilografia

All’inizio del Novecento Adolfo De Carolis si immerge completamente nello studio e nell’uso della xilografia. Grazie a questa tecnica illustrerà diversi romanzi e racconti di scrittori vicini a lui e all’ambiente del Decadentismo italiano.
Si dedica prima all’illustrazione della Francesca da Rimini di Gabriele D’annunzio del 1902 e poi, sempre per lui, realizza le xilografie de La figlia di Jorio, pubblicato nel 1904.

Per Giovanni Pascoli, di cui era diventato amico nel 1900, realizza le illustrazioni di Myricae e dei Canti di Castelvecchio e di diverse raccolte di odi e poemetti.
Allo stesso tempo collabora come illustratore con diverse riviste come Leonardo o Ebe.

Tali incisioni presentano un gusto molto simile a quello della contemporanea Secessione viennese, nel culto della decorazione raffinata ed elegante. Lo stile di Adolfo De Carolis si presenta meno spigoloso e più morbido soprattutto nella scrittura, certamente influenzato dall’esempio rinascimentale italiano.

Adolfo De Carolis: le Opere 

La pittura Liberty

In questa fase molto prolifica, l’attività illustrativa dell’artista si affianca a quella della decorazione di ambienti. Tra il 1897 e il 1904 decora la Villa Costantini Brancadoro a San Benedetto del Tronto che anticipa le future committenze per la decorazione di altre ville ed edifici.

Nel 1907 affresca il salone di rappresentanza del Consiglio Provinciale di Ascoli Piceno, in cui dà prova, nel vasto uso dei nudi eroici, del suo legame con il linguaggio michelangiolesco. Contemporaneamente dimostra di essere un grande interprete dello stile Liberty, nell’uso di un’accesa cromia e della vegetazione lussureggiante e floreale che fa da cornice alle scene insieme alle finte architetture.

Incentrando la decorazione sulle tradizioni del popolo piceno (di cui anche lui fa parte), le pareti sono ricche di allegorie e personificazioni che narrano le attività dei Piceni, da quella marittima a quella pastorale dei Monti Sibillini.

Le radici rinascimentali

È proprio intorno alla figura della Sibilla che si snoda tutto il significato mitologico della decorazione, nel richiamo costante ad un’arte dalle radici rinascimentali e soprattutto nazionali.
Non a caso De Carolis aveva collaborato con Morani al restauro della Sala delle Sibille del Pinturicchio nell’appartamento Borgia in Vaticano.

La prova di Ascoli è un’anticipazione del successivo impegno di Adolfo De Carolis, ovvero la decorazione del Palazzo del Podestà di Bologna.
Questo lavoro lo impegnerà fino alla morte, tra diverse difficoltà e altre committenze, come la decorazione dell’Aula Magna dell’Università di Pisa (1916-20) distrutta durante la seconda guerra mondiale.

Inoltre si dedicherà alle pitture della sala del Consiglio di Arezzo (1922-24) e al Crocifisso per la collegiata di San Ginesio a Macerata. Nel 1921 continua la sua attività di incisore, realizzando le xilografie per la raccolta dei Poeti greci di Zanichelli.
Dimostra costantemente la sua propensione per uno stile eclettico, ma misurato e maturato nel corso degli approfonditi studi degli autori del passato.

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