Federico Faruffini

Federico Faruffini. Suonatrice di Liuto, 1865 - Olio su Tela
Suonatrice di Liuto, 1865. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Federico Faruffini (Sesto San Giovanni, 1833 – Perugia, 1869) appartiene ad una famiglia della media borghesia. Nel 1848 viene indirizzato dal padre agli studi giuridici a Pavia, ma allo stesso tempo frequenta la Scuola Civica di Pittura della città.

Il padre però lo obbliga ad andare a Milano per il tirocinio in Tribunale, anche se Faruffini non abbandona mai l’attività pittorica, anzi espone per la prima volta a Brera nel 1856.

Viaggia tra Roma, Milano e Parigi. Aderisce ai modi della Scapigliatura milanese, ma i suoi dipinti non vengono completamente compresi. Per questo motivo sviluppa una certa inquietudine che lo porta prima all’allontanamento dalla vita pubblica poi al suicidio nel 1869 a Perugia.

Gli anni di formazione a Pavia

Alla scuola Civica di Pittura di Pavia decide di seguire i corsi di disegno e incisione. Successivamente quelli di pittura sotto la guida di Giacomo Trecourt (Bergamo, 1812-Pavia, 1882). Ha come compagno di studio, tra gli altri, Tranquillo Cremona (1837-1878).

La pittura di storia

Faruffini a Pavia stringe amicizia con la famiglia Cairoli e quindi si avvicina alle idee risorgimentali. Il primo dipinto che espone è a tema storico, Cola di Rienzi che dalle alture di Roma ne contempla le ruine. Scegliere la figura di Cola di Rienzo che guarda le antiche vestigia significava alludere all’indipendenza di Roma e quindi all’Unità.

L’artista presenta una figura eroica e volitiva dallo sguardo acuto, con i modi stilistici della pittura di storia già appartenenti a Domenico Morelli (1826-1901) o a Giovanni Carnovali detto il Piccio (1804-1874).
Da questo trapela l’intenzione di staccarsi dai modi accademici di Trecourt e di unire l’azione storica alla naturalezza e verità della rappresentazione.

Le prime committenze ufficiali

Tra il 1856 e il 1858 Faruffini è a Roma, dove conosce le opere di Raffaello. È in questo contesto che realizza la pala dell’Immacolata Concezione per il Duomo di Pavia, dai delicati toni neorinascimentali.

Rientrato a Pavia nel 1858, consegue il premio Frank della scuola civica di pittura con con un quadro dal titolo Al cardinale Ascanio Sforza, vescovo di Pavia, trovandosi nel castello di Milano, viene presentato il modello del duomo di Pavia da tre deputati di quella fabbrica, onde averne qualche sussidio in denaro per dar mano al lavoro, come infatti avvenne.

La tela ottiene un grande successo per la sua puntualità descrittiva e ingegnosa presente anche in opere successive come Romanza sul Ticino, del 1859.
Nello stesso anno, ormai trasferitosi a Milano, esegue La Battaglia di Varese, esposto poi a Brera nel 1862 per volere testamentario di Ernesto Cairoli, caduto in battaglia contro le truppe austriache vicino Varese.

Faruffini Federico. La poetica conturbante

A questo punto Faruffini conosce il suo più intenso periodo di popolarità, anche se sarà di breve durata.
Viene nominato socio onorario dell’Accademia di Brera nel 1862 e ottiene un grande successo di pubblico e di critica con gli acquerelli con cui partecipa all’esposizione di Bruxelles, nel 1864.

Sono anche gli anni in cui Faruffini comincia ad affiancare tele di soggetto storico a dipinti dal contenuto conturbante ed esotico, ma anche intimo, seppur nell’utilizzo di una tecnica verista.

Risale al 1864 La lettrice (Milano, Villa Reale), dove Clara, la sua fidanzata, nella penombra di una stanza è seduta di fronte ad un tavolo, in una mano un libro e nell’altra una sigaretta.Il tutto è reso con una grande attenzione alla luce e con un colore sfaldato da cui emerge la trama della tela.

Dell’anno successivo è La vergine al Nilo (Roma, Galleria Nazionale d’arte Moderna), dove sullo sfondo si snodano una serie di scene egiziane dalla resa filologica e storica e in primo piano, si svolge il sacrificio di una vergine donata al Nilo coronata di fiori, dall’aspetto decadente di un’Ofelia.

Le critiche e il soggiorno parigino

Il quadro non ottiene il successo sperato, anzi viene aspramente criticato anche dai rappresentati della Scapigliatura milanese come Boito, così Faruffini decide di andare a Parigi portando l’opera con sé.

Lì continua a dipingere e a lavorare a diverse acqueforti e riesce a riottenere fiducia in sé con la medaglia d’oro vinta per Borgia e Machiavelli, esposta al Salon del 1866.
Ma questo non basta: la sua personalità diventa sempre più inquieta perché non riesce a raggiungere il consenso sperato.

La fotografia e gli autoritratti

Nel 1868 è di nuovo a Roma, dove decide di vendere gran parte della sua attrezzatura da pittore per occuparsi di fotografia. Immortala donne ciociare per poi venderne le foto, dato che in quegli anni sono un modello fisso per molti pittori di genere.
Le foto sono suggestive ma anch’esse non ottengono successo perché forse sono troppo azzardate e sincere per il mercato dell’epoca.

Nel frattempo si sposa e si trasferisce a Perugia, sempre più deciso ad allontanarsi dalla folla. Questo coincide con la realizzazione di autoritratti che denunciano la sua condizione di instabilità. Si suicida a Perugia nel 1869.

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