Giuseppe Canella

Giuseppe Canella. Ora meridiana sul Lario - Tecnica: Olio su Tela
Ora meridiana sul Lario. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Giuseppe Canella (Verona 1788 – Firenze, 1847) è rappresentante della pittura di paesaggio a Verona nella prima metà dell’Ottocento. Viaggia molto e si allontana dalla sua città dal 1810, ma non mancherà mai di inviare i suoi dipinti alle Promotrici veronesi.

L’unica fonte che abbiamo sulla sua vita è un’Autobiografia conservata al Castello Sforzesco di Milano, città in cui si trasferisce. Giuseppe Canella intervalla la sua carriera in Italia con numerosi viaggi a Venezia, in Spagna, a Parigi, in Olanda, a Vienna e a Berlino.

Spesso la sua produzione, soprattutto quella degli ultimi anni, viene confusa con le opere del fratello più piccolo Carlo Canella (Verona, 1800-Milano,1879).
La sua visione intima e libera del paesaggio viene ereditata molto probabilmente da Giovanni Carnovali detto Il Piccio (1804-1874). Muore a Firenze nel 1847.

La decorazione di interni

La formazione di Giuseppe Canella non è regolare. Non abbiamo notizie della frequentazione dell’accademia, ma sappiamo che in giovane età conduce l’attività di decoratore di interni. Decora diversi palazzi veronesi, mantovani e veneziani, seguendo le orme del padre Giovanni che era pittore prospettico.

Molto probabilmente a Mantova soggiorna per un lungo periodo svolgendo anche il mestiere di scenografo e ottenendo importanti commissioni, come la decorazione di Palazzo Zanardi Massarani.

La pittura di paesaggio

L’esempio di Lorrain e l’influenza del vedutismo nordico

Sicuramente nella sua prima produzione legata all’attività di decoratore e quadraturista è influenzato dal paesaggio arcadico neoclassico. Una grande influenza deriva dall’opera di Pietro Ronzoni (17881-1862) che soggiorna a Verona dal 1815 ed è ospite del podestà Da Persico per cui realizza una serie di vedute classiche.

La natura idilliaca e ideale di matrice lorrainiana è la prima ispirazione di Giuseppe Canella, insieme al paesaggio nordico. Cannella acquisisce queste nozioni durante i suoi avventurosi e formativi viaggi.

Giuseppe Canella: le opere

Il vedutismo sentimentale

Partecipa alle esposizioni dell’Accademia di Brera del 1818-19 e del 1822, poi fa una breve pausa con un viaggio in Spagna perché sente la necessità di allontanarsi dall’ambiente milanese, troppo influenzato dall’opera di Giovanni Migliara (1785-1837), rigidamente impostata sull’uso della camera oscura.

Medaglia d’oro al Salon di Parigi

Quando dal 1822 al 1831 si trasferisce a Parigi, recandosi anche in Olanda all’Aja nel 1826, espone molte volte ai Salon e addirittura vince una medaglia d’oro nel 1830 per un’audace veduta parigina.

Il successo francese è dovuto principalmente al fatto che Giuseppe Canella riempie i suoi taccuini di studi urbani e campestri dal vero, fornendoli di un ricordo fiammingo e di una libertà espressiva tale che da questo momento in poi farà parte del suo bagaglio artistico da sfoggiare anche in Italia.

A Milano infatti ottiene altrettanto successo di mercato con vedute sentimentali come La cattedrale di Milano, Veduta di un villaggio al chiaro di luna, Piazza della Vetra in Milano, La corsia dei Servi.

Gli studi luministici

Giuseppe Canella si lascia ormai alle spalle il linguaggio rigido delle vedute classiche e ritorna al mistero del Seicento olandese accompagnato da ben studiati effetti luministici, basta guardare Plenilunio sul mare, un notturno reso con particolare maestria in cui la luna piena illumina una processione di minuti personaggi che camminano su un ponte immerso nella natura.

L’atmosfera densa, le nubi naturali e la presenza sentimentale dell’artista rendono la veduta ricca di un’interpretazione personale della luce e dei tocchi di colore.

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