Hayez Francesco

Francesco Hayez . Nell'Harem. Tecnica: Olio su tela
Nell'Harem. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Francesco Hayez (Venezia, 1791 – Milano, 1882) è figlio di Giovanni Hayez da Valenciennes e di una donna veneziana, vive in un ambiente molto umile, fino a quando non viene accolto dallo zio antiquario G. Binasco.
Questo lo introduce alla pittura facendogli frequentare lo studio di Francesco Fedeli detto il Maggiotto (1738-1805) e la gipsoteca di Palazzo Farsetti.

Nel 1803 comincia a seguire il corso di nudo della vecchia Accademia di Venezia. Durante gli anni dell’Accademia ottiene alcuni premi, finché nel 1809 non si trasferisce a Roma dopo aver vinto il pensionato artistico. Prima di arrivare nella Capitale visita Rovigo, Bologna, Firenze e Siena.

Hayez a Roma

Gli anni romani sono molto stimolanti e importanti per Francesco Hayez. Frequenta assiduamente lo studio di Antonio Canova (1757-1822) e l’Accademia di Palazzo Venezia.
Nella città eterna stringe amicizia con diversi artisti rappresentanti del Purismo, come Tommaso Minardi (1787-1871). Entra anche in contatto con Palagio Pelagi (1775-1860) con cui lavorerà in futuro.

In più si avvicina moltissimo a Raffaello che studia approfonditamente nelle stanze Vaticane e allo stesso tempo riesce a osservare da vicino l’antico nelle sue immense e variegate espressioni romane.

Francesco Hayez viaggia spesso tra le grandi città italiane, viene infatti inviato a Firenze da Canova e nominato pensionato di Murat a Napoli.
Nel 1817 ritorna a Venezia con sua moglie e ottiene diverse committenze in tutto il Veneto.

Il trasferimento a Milano

Durante gli anni Venti si trasferisce a Milano. Ben presto viene riconosciuto come il primo pittore romantico italiano, grazie all’esposizione del Pietro Rossi a Brera.
In questo stesso periodo incrementa la sua attività di ritrattista e riceve alcuni incarichi dall’imperatore Ferdinando I d’Austria.

Nel 1848 gli viene commissionato dal Governo provvisorio il disegno per la medaglia commemorativa delle Cinque giornate di Milano.
A questa importante richiesta seguono diversi riconoscimenti. Nel 1849 riceve le insegne dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro dal re di Sardegna.
L’anno successivo viene invece nominato professore ordinario dell’Accademia di Brera, nella quale continua ad esporre.

Nel 1855 Francesco Hayez diventa direttore internazionale dell’Accademia e contribuisce alla redazione del nuovo regolamento che porterà evidenti cambiamenti.

Dopo questa serie di incarichi ottiene infine la Presidenza dell’Accademia, sostituendo Massimo D’Azeglio (1798-1866).
Grazie all’aiuto della contessa Giuseppina Prati Morosini, detta le sue Memorie nel 1869. Continua ad esporre fino al 1881 e muore l’anno seguente.

Gli esordi classici

Durante gli anni della formazione romana, invia diverse opere ai concorsi, tra cui l’Educazione di Achille a quello di pittura dell’Accademia di Napoli.
Mentre nel 1812, incoraggiato da Canova, partecipa al concorso dell’Accademia braidense vincendo il primo premio con il Laocoonte.

Il dipinto gli permette di affermarsi per la prima volta ufficialmente come valido pittore di storia. Si differenzia dagli altri per la drammaticità della scena e per i toni meno laccati rispetto alla pittura classica e accademica.

Insieme a Pelagio Palagi, conosciuto all’inizio del suo soggiorno romano, Francesco Hayez affresca una galleria di Palazzo Torlonia nel 1813. Nello stesso anno invia a Venezia Rinaldo e Armida (Gallerie dell’Accademia). L’opera risulta permeata da un intenso colorismo veneto e già intrisa di spirito romantico per la trattazione del tema letterario.

A Venezia, dove si era intanto trasferito nel 1817, realizza diverse opere per Cicognara e comincia a decorare la Sala del Generale Consiglio nel Palazzo Reale.
Si susseguono numerose commissioni, tra cui il restauro in collaborazione con Giovanni De Min (1786-1859) degli affreschi di Tintoretto nel Palazzo Ducale di Venezia.

Francesco Hayez: pittore romantico

La rivoluzione del Pietro Rossi

Nel 1829 espone a Brera Pietro Rossi prigioniero degli Scaligeri, opera riconosciuta dal pubblico e dalla critica come il primo dipinto romantico, apprezzato e voluto da diversi rappresentanti dell’aristocrazia liberale milanese.

Il soggetto per la prima volta non è tratto dalla storia classica o dalla mitologia, ma da un episodio della storia medievale.

Pietro Rossi, mentre sta difendendo il castello di Pontremoli, viene implorato da un messaggero del Doge e dalla sua famiglia di recarsi a Venezia per aiutare i soldati nella difesa della città invasa dagli Scaligeri.

L’utilizzo di un exemplum virtutis non tratto dal passato classico ma da quello medievale rappresenta un’importante novità politica dell’era romantica. Significa ricordare un vecchio episodio per riferirsi alla situazione contemporanea delle espansioni estere in Italia.
In più la pittura appare abbreviata, con un colorismo intenso significativo. Il dipinto rappresenta dunque una svolta epocale.

Nel 1822 all’Accademia milanese Francesco Hayez sostituisce Luigi Sabatelli (1772-1850) nell’insegnamento di pittura ed espone nello stesso anno un altro dipinto tratto dalla storia medievale, I Vespri siciliani e poi L’Ajace Oileo.
In quegli anni collabora nuovamente con Palagi perché viene affidata loro la realizzazione degli affreschi della Sala della Lanterna nel Palazzo Reale di Milano.

Il Romanticismo e la pittura di storia

Si stabilisce definitivamente nella città lombarda nel 1823 ed inizia a partecipare assiduamente alle esposizioni di Brera, con opere che incrementarono sempre di più la sua fama di principale rappresentante del romanticismo italiano: L’ultimo bacio di Romeo e Giulietta (1823), La Maddalena penitente (1825), Pietro l’eremita (1829).

In virtù della sua ampia cultura storica gli viene affidata anche la creazione dei disegni per i costumi di un ballo in maschera svoltosi in casa del conte di Batthyany nel 1828.
Lo stesso anno realizza anche ventidue illustrazioni per l’Ivanhoe di Walter Scott, commissionate dalla Litografia Vassalli di Milano, trasformate in incisioni su rame per la riedizione del 1840.

Nel 1838, dopo aver presentato un bozzetto per la decorazione della volta della Sala delle Cariatidi nel Palazzo Reale di Milano, realizza l’affresco oggi distrutto Allegoria dell’ordine politico di Ferdinando I d’Austria, per omaggiare l’incoronazione dell’imperatore.

Dopo aver dipinto alcuni quadri su commissione dello stesso Ferdinando I, Francesco Hayez ricomincia a viaggiare per l’Italia (Roma, Napoli, la Sicilia) e contemporaneamente riprende ad esporre a Brera: Sansone, Un pensiero malinconico, Giacobbe ed Esaù.

Nel 1855, quando partecipa alla stesura del regolamento della nuova Accademia nascente, espone anche Il bacio, commissionato dal conte Alfonso Maria Visconti da Saliceto e oggi conservato alla Pinacoteca di Brera.

Quando sostituisce Massimo D’Azeglio ne realizza il ritratto, accompagnandolo a quelli di altri rappresentanti della società e della cultura milanese: Alessandro Manzoni, Antonio Rosmini e Camillo Benso Conte di Cavour.

Nel 1867 Francesco Hayez partecipa all’Esposizione Universale di Parigi e due anni dopo a quella Internazionale di Monaco. Il 1873 è l’anno in cui riceve uno degli ultimi premi della sua brillante carriera. Otteniene una medaglia per il Martin faliero esposto a Vienna, e nel 1881 partecipa per l’ultima volta alla mostra di Brera presentando Vaso di fiori sulla finestra dell’harem.

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