Boldini Giovanni

Giovanni Boldini. Conversazione al caffè. Olio su tavola, 28 x 41 cm. Firma in basso a destra
Conversazione al caffè. Tecnica: Olio su tavola

Biografia

Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 – Parigi, 1931) sin da bambino si dimostra incline allo studio della pittura. Nel 1856 realizza un Autoritratto che evidenzia la sua precoce abilità.
Si trasferisce ben presto a Firenze dove entra in contatto con i Macchiaioli. Si fa subito interprete di una pittura alla moda che rende personale soprattutto con il genere del ritratto.

Tra gli anni Sessanta e Settanta viaggia tra Parigi, Londra e Venezia. Alla fine del 1871 si trasferisce definitivamente a Parigi, dove si fa rappresentante della pittura dal gusto mondano, sponsorizzata da Adolphe Goupil.

In Francia Giovanni Boldini si innamora della duchessa Gabrielle de Rasty e la ritrae più volte. Nella seconda metà degli anni Settanta compie un viaggio in Germania dove entra in contatto con Adolf Menzel (1815-1905). In seguito soggiorna di nuovo a Firenze ospite di Cristiano Banti (1824-1904).

Stringe un rapporto di profonda amicizia con la moglie di Banti, Alaide, della quale molto probabilmente si innamora e ritrae moltissime volte. Si avvicina a Genova a Giuseppe Verdi di cui esegue il famoso ritratto poi donato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Nel 1890 fa un viaggio in Marocco con Edgar Degas (1834-1917). Sette anni più tardi, ormai affermatosi pienamente con i suoi mondani ritratti leggeri e ariosi, Giovanni Boldini si reca a New York per esporre alla Galleria Wildestein.

Nel Novecento comincia ad avere problemi alla vista che piano piano lo costringono ad abbandonare la pittura. Nel 1926 sposa la giornalista Emilia Cardona e muore a Parigi nel 1831.

La formazione

Nel 1858 comincia a frequentare lo studio dei fratelli Domenico e Gerolamo Domenichini e si forma eseguendo copie di opere Rinascimentali di Palazzo dei Diamanti a Ferrara, sua città natale. Già dagli anni Sessanta comincia ad essere protagonista della scena artistica ferrarese, perché diventa uno stimato ritrattista delle famiglie borghesi.

Influenze artistiche

Firenze

Nel 1862 Giovanni Boldini si reca a Firenze e il pittore Michele Gordigiani (1835-1909) lo introduce al Caffè Michelangelo, dove Boldini diventa amico di Cristiano Banti e di Telemaco Signorini (1835-1901). Allo stesso tempo si avvicina molto a Marcellin Desboutin (1823-1902) che lo ospita sia nella Villa dell’Ombrellino a Bellosguardo dove soggiorna, sia nel suo studio al centro di Firenze.

In questi anni esegue diversi ritratti anche dei suoi amici pittori, come Giuseppe Abbati (1836-1868) o Luigi Bechi (1830-1919) e comincia ad esporre alle Promotrici fiorentine.

Parigi e Londra: la pittura alla moda

Nel 1868 si reca a Parigi per l’Esposizione Universale e continua ad eseguire ritratti in ambiente borghese, tornando talvolta a Ferrara, dove si dedica anche alla realizzazione di scene idilliache in cui i soggetti ritratti vengono inseriti in un contesto campestre. Esegue poi il famoso Ritratto di Mary Donegani, in cui la donna avvolta in un pesante abito nero è raffigurata in un interno di una ricca casa, di fronte ad un pianoforte.

Adolphe Goupil

Nel 1870 Giovanni Boldini si reca a Londra, dove continua la sua attività di ritrattista della borghesia e dell’aristocrazia inglese e vi rimane per un anno, fino a quando non decide di trasferirsi definitivamente a Parigi.

Qui entra in contatto con il mercante d’arte Adolphe Goupil, con cui può mettere in atto ancor di più la sua pittura dal gusto leggero e mondano. Fa un breve soggiorno a Venezia, ma tornato a Parigi si ritira nella campagna francese lavorando a stretto contatto con Telemaco Signorini.

Nel soggiorno a Versailles del Nel 1874, con Cristiano Banti, Giovanni Boldini esegue molti ritratti di sua moglie alla quale si lega sentimentalmente. Uno dei ritratti più famosi è In giardino (Alaide e Ottavio Banti) in cui la donna siede su una panchina immersa nella natura e gioca con i figlioletto.


La pennellata risulta veloce e vorticosa, a tratti materica. Al Salon del 1875 presenta Ritratto di Gabrielle Rasty in bianco, donna di cui si innamora e Il portalettere a cavallo.
A Parigi tra gli anni Settanta e Ottanta conosce prima Antonio Mancini (Roma, 1852-1930) e poi lo scultore Vincenzo Gemito (Napoli, 1852-1929) a cui commissiona un suo busto.

Alla fine degli anni Settanta esegue alcuni dei suoi ritratti femminili più famosi, come La contessa Rasty in giardino, Due figure in maschera o Giovane seduta sul divano, mentre all’inizio degli anni Ottanta realizza ripetutamente diversi ritratti di Alaide Banti, anche perché è ospite suo e del marito Cristiano a Firenze nel 1885.

Ritratto di Giuseppe Verdi

Al 1889 risale il bellissimo e sfuggente Ritratto di Giuseppe Verdi che poi esporrà alla I Biennale di Venezia del 1905 ed in seguito donerà alla Galleria Nazionale di Roma.
All’inizio del Novecento è ormai famosissimo per i suoi ritratti dal gusto mondano e raffinato di cui abbiamo un esempio nell’elegante e affascinante Ritratto di Mademoiselle Lanthelme del 1907, dipinto che rappresenta lo spirito decadente di inizio secolo.

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