Cammarano Michele

Michele Cammarano - Paesaggio con casolari. Olio su tela, 32 x 55,5 cm. Firma in basso a sinistra
Paesaggio con casolari. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Michele Cammarano (Napoli, 1835-1920) nasce da una famiglia legata profondamente all’arte nelle sue diverse espressioni, dal teatro alla pittura. I primi insegnamenti che il pittore riceve sono quelli del nonno Giuseppe Cammarano (1766-1850).

Nel 1860 segue le spedizioni di Garibaldi e si arruola contro il brigantaggio al sud. Nel 1865 si reca a Roma dove prende definitivamente forma il suo linguaggio legato al verismo sociale e storico.

Vi si stabilisce definitivamente per vent’anni nel 1868, continuando comunque a mantenere i rapporti con la sua città natale. Negli anni Settanta e Ottanta Michele Cammarano espone a Roma, Parigi, Londra, Vienna. Nel 1888, per raffigurare la battaglia di Dogali, committenza del governo, soggiorna a Massaua per cinque anni realizzando studi e bozzetti.

Nel 1900 torna a Napoli perché viene nominato insegnante di paesaggio all’Accademia di Belle Arti, per sostituire Filippo Palizzi (1818-  1899). Lascerà ai suoi studenti la passione del vero, del chiaroscuro e dello studio realistico e anatomico dei corpi. Muore a Napoli nel 1920.

L’Accademia

Nel 1853 si iscrive al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli e segue le lezioni di pittura di paesaggio di Gabriele Smargiassi (1798 – Napoli) che tra l’altro è amico dello zio Antonio Cammarano. Per un breve periodo inoltre frequenta la scuola di scenografia di Pietro Venier (1800-1884).

L’importanza di Morelli e dei Palizzi

Durante gli anni dell’Accademia entra in contatto con i pittori di storia come Domenico Morelli (1826-1901) e Bernardo Celentano (1835-1863) che erano riusciti a coordinare il nuovo linguaggio verista di matrice napoletana con la pittura di storia.

Fondamentale per la formazione dell’artista è l’entrata come apprendista nello studio di Nicola Palizzi (1820 – 1870). Con lui si reca a Cava, Sorrento, Capri e Campobasso per ritrarre dal vero la campagna o le marine. Michele Cammarano comincia ad ereditare il linguaggio descrittivo del primo Palizzi, soprattutto nella resa di elementi naturalistici come rocce o piante.

Nel 1856, finalmente fa la conoscenza del fratello di Nicola, Filippo Palizzi da cui trae ispirazione per paesaggi minuziosi ed estremamente realistici nella resa del dettaglio, per poi separarsene pian piano prediligendo un’aderenza al vero più sintetica e allo stesso tempo emotiva.

Tra Firenze e Roma

Nel 1861 si reca a Firenze per esporre un dipinto di storia I due martiri della patria. A contatto con gli artisti fiorentini viene a conoscenza della pittura di macchia, dissimile dal realismo dei Palizzi su cui si era formato fino a quel momento e che risultava molto più particolareggiato.

Nel 1865 Michele Cammarano fa un viaggio a Roma dove conosce tra gli altri Mariano Fortuny (1838 – 1874) e Cesare Fracassini (1838 – 1868). Con loro stringe amicizia ed entra in contatto con l’eredità purista romana di Tommaso Minardi (1787 – 1871).

Tra battaglie e scene di genere

Al periodo romano risalgono importanti prove di genere come La carità romana o Le risorse della povera gente che sembra anticipare, per la sua attenzione alla questione sociale, Bestie da soma di Teofilo Patini (1840 – 1906).

Un altro dipinto importante della carriera romana di Michele Cammarano è di matrice risorgimentale: La carica dei Bersaglieri a Porta Pia del 1871. In questo quadro si riesce quasi a sentire il rumore della corsa dei soldati mentre caricano la Porta e tutti insieme, in un vortice dinamico di polvere, si incitano vicendevolmente alla battaglia.

La pennellata costruisce la scena e il chiaroscuro la rende emozionante.
Per il Salon del 1870 presenta un altro quadro di genere, Debito di gioco.A Parigi rimane affascinato dalla pittura di Eugène Delacroix (1798-1863) e dai paesaggi della Scuola di Barbizon.

Al 1883 risale Il 24 giugno 1859 a San Martino, un grande dipinto conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, in cui si raccontano diverse concitate scene del giorno della battaglia di San Martino, in un cielo oscuro e brumoso.

Allo stesso tempo si fa interprete ancora di scene di genere dal sapore drammatico e teatrale, come La partita di briscola. Rissa a Trasetevere del 1886, in cui una madre del popolo piange come una moderna Maddalena suo figlio morto dopo una rissa in una bettola trasteverina.

L’ultima prova di grande impatto storico di Michele Cammarano è la committenza da parte del governo italiano di un dipinto che insceni la Battaglia di Dogali.
Per gli studi della grande tela, oggi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, l’artista si reca a Massaua e vi rimane cinque anni, per poi tornare carico di suggestioni che daranno vita nel 1896, ad un dipinto movimentato e dinamico che risponde alle pretese espansionistiche italiane del tempo.

 

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