De Tivoli Serafino

Serafino De Tivoli. L’Arno alle Cascine - Tecnica: Olio su tavola, 22 x 36 cm
L’Arno alle Cascine. Tecnica: Olio su tavola

Biografia

Serafino De Tivoli (Livorno, 1826 – Firenze, 1892) nel 1836 si trasferisce con la famiglia a Firenze. In questa città frequenta per due anni il collegio degli Scolopi per poi lasciarlo e dedicarsi alla pittura. Nel 1848 si arruola per partecipare alla prima guerra d’indipendenza, combatte a Curtatone e Montanara e poi in difesa della Repubblica romana nel 1849.

Esponente della Scuola di Staggia, nel 1855 compie un viaggio a Parigi che gli permette di avvicinarsi al realismo francese. In seguito trasmette le novità apprese ai frequentatori del Caffè Michelangelo a Firenze. Nel 1864 è a Londra e poi di nuovo a Parigi fino al 1890.

Nel 1891 fa ritorno a Firenze e conduce una vita umile e nella parziale cecità, sebbene continui ad esporre alla Promotrice. Nell’inverno del 1892 viene ricoverato e morirà pochi mesi dopo.

La pittura di paesaggio

A Firenze comincia a dedicarsi all’arte sotto la guida di Carlo Markò padre (1791-1860) che lo introduce per primo alla pittura di paesaggio nella sua scuola aperta negli anni Quaranta.

A Roma, durante la guerra, conosce Nino Costa (Roma, 1826-Marina di Pisa, 1903) e comincia ad interessarsi alla sua trattazione libera ed ispirata della pittura di paesaggio.
L’anno successivo, tornato a Firenze, espone alla Promotrice diverse opere legate alla sua esperienza come volontario a Roma.

Tra esse vanno segnalate Veduta di San Pietro in Montorio dopo l’assedio dei francesi, ma anche paesaggi della campagna romana come Bosco sul lago di Albano.
Proprio in quegli anni, comincia a partecipare agli incontri del Caffè Michelangelo. Nel 1854 De Tivoli Serafino stringe amicizia con Telemaco Signorini (1835-1901) e con Odoardo Borrani (1833-1905).

La Scuola di Staggia

Tra il 1854 e il 1855 De Tivoli insieme a Saverio Altamura, i fratelli Andrea e Carlo Markò, Lorenzo Gelati e Carlo Ademollo inizia a battere le campagne senesi per ritrarle dal vero nell’ambito della Scuola di Staggia.

Seguendo l’esempio dei barbizonniers catturano en plein air gli istanti dei boschi e dei campi nei pressi di Colle Val d’Elsa, con l’intento di separarsi dal paesaggio di matrice accademica.

Il viaggio a Parigi

Nel 1855 è tra i primi, insieme a Morelli e ad Altamura, a partire per Parigi per visitare l’Esposizione Universale. In questa occasione fanno visita anche al Padiglione del Realismo di Courbet.
Lì entra in contatto con l’operato della Scuola di Barbizon, già conosciuto grazie ai fratelli Palizzi. Studiando Troyon, Decamps e Rousseau, è profondamente influenzato dal loro modo di trattare il paesaggio.

Il loro linguaggio è infatti adottato in diverse opere realizzate al suo rientro a Firenze, come Paesaggio del 1856, dove vengono abilmente modulati gli effetti della luce sulla natura.

L’influenza dei Barbizonniers

Tra il ’57 e il ’59 alle esposizioni della Promotrice propone paesaggi sempre legati ai barbizonniers, con un tono romantico e intimo che sfiora accenti di lirismo.
Dopo il ’59 De Tivoli raggiunge un linguaggio diverso, ancora più vero e toscano, meno nostalgico e trasognato di quello della scuola francese.

Ne dà dimostrazione con paesaggi quali Raccolta del grano del 1861 o l’Arno in fondo alle Cascine, in cui si avvicina sempre di più all’uso della macchia.
Nel 1864 De Tivoli Serafino raggiunge il fratello Felice a Londra. Qui si dedica alla realizzazione di ritratti su committenza, per poi trasferirsi nel 1873 a Parigi e per rimanervi fino al 1890.

Qui frequenta artisti italiani come Giovanni Boldini (1842-1931) e Giuseppe De Nittis (1846-1884), ma entra in contatto anche con pittori francesi della nuova generazione.
Realizza tele che hanno spesso come soggetto la Senna e le sue rive con una maniera sempre più rapida e vera, anche accogliendo le istanze impressioniste.

 

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